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Full text of "Sull'occupazione di Massa di Lunigiana fatta da' Francesi nel 1796"

SULL' OCCUPAZIONE 



DI 



MASSA DI LUNIGIANA 

FATTA DA' FRANCESI NEL 1796 



LETTEBE 



D'UN GIACOBINO 




LUCCA 

OO' TORCHI DI B. CANOVETTI 

1879 



S u, t 



all' avvocato 
EPAMINONDA PASQUALI 

NEL GIORNO CHE SI FA SPOSO 
DI 

AMALIA VACCA 

OFFRE QUESTO POVERO RICORDO 

CON I PIÙ LIETI AUGURII 

l' AMICO 

GIOVANNI SFORZA 



CD <«^ 



716595 



A V Y E K T ENZA 



.-x- Cfjij-^'-.f-^i 



I. De* figli che nacquero dalle nozze ma- 
laugurate di Maria Teresa Cybo con Ercole 
Rinaldo d' Este sopravvisse soltanto Maria 
Beatrice. Nata il 7 aprile del 1750, di tre 
anni fu promessa sposa all' Arciduca Leo- 
poldo d* Austria ; ma morto a questo il fra- 
tello Carlo, e per conseguenza essendo egli 
divenuto il secondogenito, la mano di Beatrice 
toccò a Ferdinando, altro de' fratelli, Gover- 
natore e Luogotenente Generale della Lom- 
bardia Austriaca. Tenne essa il governo del 
Ducato di Massa e Carrara^ del quale entrò 
in possesso il 26 dicembre del 1790, col 
mezzo di un Consiglio di Reggenza, com- 



— 6 — 
posto di Paolo Agostino Ceccopieri, di AI- 
dorano Testoni e di Giuseppe Petrozzani, 
con r Ab. Lorenzo Guerra per Segretario ; 
tutta buona gente, vero jflore di galantuo- 
mini, ma corti, senza un' idea al mondo, 
senza un concetto; gente che lasciava cor- 
rere le acque per la loro china, e viveva 
con una bonomia ed una spensieratezza 
grande. 

Soltanto sul principiare del 1796 la bu- 
fera francese cominciò a romoreggiare alle 
porte di Massa; e il Consiglio di Reggen^ 
za si avvide che un serio pericolo minaccia- 
va quel pacifico paese. Il 5 di gennaio ad 
uno Elyott, che teneva stanza a Massa, ar- 
riva una lettera del Console inglese resi- 
dente a Genova, colla quale lo avvisa « es- 
« servi forti timori che un corpo franco 
« di francesi potesse fare una scorreria 
« nello Stato di Massa e Carrara e nei 
« feudi imperiali della Lunigiana ». Una 
dama genovese gli dava nello stesso giorno 
il medesimo avviso; che veniva pure spe- 
dito a Madama Trasburgh, gentildonna in- 
glese, del pari abitante a Massa ; ed anzi il 
Fritzerbe, nello scriverle questo da Livorno, 
soggiungeva « essergli stata riportata » essa 



voce « anche dal Console inglese di quella 
« città ». La notizia si sparse in un bale- 
ne no : mise tutti in allarme ed in costernazio- 
« ne (1) ». Gio .Paolo Forteguerra, Commissa- 
rio di Montignoso, il 7 dello stesso mese cosi 
scriveva alla Repubblica di Lucca: « La Ducale 
« Reggenza di Massa ha spedito al Console 
« inglese a Livorno chiedendo due fregate 
« per guardare il proprio littorale; ha pure 
« spedito a Genova e Milano; ha fatto in- 
« cassare tutto il danaro e V Archivio Ca- 
« merale ; come pure fa incassare tutto Y Ar- 
« chivio Pubblico, e lo manda fuori di Massa 
« in luogo sicuro. Ha posti diversi miliziotti 
« alla marina, quali in caso di accostarsi 
» alla spiaggia, in tempo di notte, qualche 
« legno, devono dar segno alla Fortezza col 
« fuoco. Ha pure fatto provvista di polvere 
« ove ne ha potuta trovare (2) ». La notte 
de' 9 Gio. Giuseppe Beghe, Commissario a 
S. Giuseppe, vedute alquante barche pesca- 
reccio in vicinanza della spiaggia, le cre- 

(1) Lettera del conte Pietro Ceccopieri de' 6 gennaio 1796, 
nel R. Archivio di Stato in L'acca ( Magistrato de' Se- 
gretari ; filza 189 ). 

(2) R. Archivio di Stato in LurrA. M^'r""'^-'//M r?/>' :'^-'- 
gretari] filza cit. 



dette tartane francesi, cariche di gente ar- 
mata, che contrastassero col mare cattivo 
per scendere a terra. Mandò tosto a darne 
parte alla Reggenza; ed il figlio suo, ap- 
portatore della falsa notizia, corse per Massa, 
con una fiaccola accesa, gridando: chi si 
può salvare si salvi; i Francesi scendono 
dal mare ! « Mi sono trovato al giorno del 
« giudizio, e se non mi sopraggiunge qual- 
« che fiera malattia sarà un vero effetto 
€ della Provvidenza » ; scriveva il dì ap- 
presso ad un suo amico il conte Pietro Cec- 
copieri Auditore Camer^ale. E soggiungeva : 
« Tutti si affrettavano di partire in folla. I 
41 gridi, i pianti, gli schiamazzi non so rappre- 
« sentarli. Io ero incaricato di portare meco 
« TArchivio Camerale. Erano già 6 giorni che 
« tenevo fermati alla Posta n. 6 cavalli per 
« questo conto. In mezzo a tanta confusione 
« non fu più possibile di trovare ne postiere, 
« ne cavalli, ne vetturino. Fortunamente 
♦: trovai due cavalli, sui quali potei fare 
4( caricare i fogli che m' interessavano. Par- 
« tii a piedi col Computista, scortando il 
« convoglio di detto Archivio del mio Di- 
« partimento. L' acqua, il vento ed il fango 
« che dovei asciugare fino a Porta non so 



— 9 — 

<j; rappresentarglielo. Chi mi portava la làn- 
« terna cadde, e si spense il lume. Vi fu 
« di più da contrastare col buio. Come Id- 
<k dio volle, giunsi a Porta, di dove spedii . 
« a Pietrasanta per un legno, che potei avere ^ 
« dopo 4 ore ». Il già ricordato Forteguerra 
ne ragguagliava con queste parole la Si- 
gnoria di Lucca, la notte stessa de' 9 : « Sono 
« le ore 4, e tutta la gente è in arme. Le 
« signore tutte sono fuggite in questi paesi 
« circonvicini, e non si vede che passare 
« birrocci, bestie e persone cariche de' mi- 
« gliori generi che possono estrarre. Può 
« dirsi che Massa, levata la gente d'arme, 
«( è senza abitanti ». Con ghigno beffardo, 
ma con una certa vivezza, descrive la de- 
solazione de' propri concittadini un anoni- 
mo giacobino (forse è quegli stesso che ha 
dettato queste Lettere) in un suo Diario 
delle cose avvenute a Massa dal i9 ago- 
sto il 93 al 25 gennaio 1796, che si con- 
serva manoscritto presso di me. Ecco le 
sue irose parole : « Il tutto è proceduto per- 
« che il sacerdote di Belial Ministro, l' unta 
< belva Testoni^ ha fatto spargere da preti 
« e frati che gli invitti repubblicani fran- 
« cesi sono tanti barbari, cannibali e scel- 



— 10 — 

« lerati. Ma lo scellerato, e gli scellerati 
« de' frati e de' preti caduti sono nelle fos~ 
« se che si sono fatte. Figurati T eccidio 
« di Troia nella surriferita notturna emi- 
« grazione! Giovani donne^ dame, ragaz- 
« ze delicate, in mezzo al fango delle stra- 
« de, con acqua e vento a ridosso. Chi por- 
« tava la moglie ammalata in spalla; chi le 
« sue creature^ delle quali se ne sono perdu- 
« te, cadute da' birrocci. Oh scellerata gente! 
« Il nome solo della Nazion francese, de' ri- 
« spettabilissimi repubblicani, ti ha fatto 
« pagare il tributo ben giusto e dovuto per 
« le esecrande bestemmie, che sono state 
« dal detto Ministro di Belial, da' preti e dai 
« frati vomitate contro di lei e di loro. Im- 
« para ! Impara ! » 

Le tartane, credute cariche di francesi, al- 
tro non erano che dieci bilancelle pesca- 
reccio di Lerici; le quali dopo aver tentato 
di ripararsi dalla tempesta in Bocca di Ma- 
gra, ma senza effetto, finalmente si rifu- 
giarono nel Golfo della Spezia. 

II. La Reggenza, della quale era fuggito il 
Petrozzani ed il Testoni, ebbe assai da fare 
a porre un argine ali' emigrazione delle 
persone e delle robe commestibili, di cui 



— li- 
niera uscita « una quantità spaventosa » ; 
e vi provvide a stento^ con editti rigorosi 
e guardie a' confini. Se per altro prestia- 
mo fede al conte Pietro Ceccopieri « vi 
era proprio V idea d' una sorpresa ». I 
Francesi (sono sue parole) « dovevano sbar- 
« care alla Spezia^ venire a piedi a Mas- 
« sa, facendo loro gola e le casse e le 
« argenterie delle chiese; e fatto il loro 
« bottino ritornarsene ». Le due navi in- 
glesi^ chieste da più giorni e tanto deside- 
rate, comparvero finalmente alla vista della 
città; anzi il comandante di esse scese a 
terra, e si recò in persona ad assicurare la 
Reggenza che avrebbe protetta e difesa la 
costa. Mentre però andavasi pubblicando ed 
affiggendo una notificazione che avvisava 
di questo la cittadinanza, eccoti « un lu- 
« gubre nuovo allarme che sono sbarcati 
^ li pirati ». Lasciamone il racconto al 
fiero giacobino : « Tutta Massa e le Ville 
« andò sossopra ; arnaati corrono chi qua e 
« chi là; se era di notte, come T altra volta, 
« tutti di nuovo sarebbero fuggiti. Gente 
« vilissima ! Tumulto popolare, alla cui te- 
« sta vi sono Giuseppe e Gio. Andrea fra- 
« telli Ricciardi del Forno, che vogliono li 



— 12 — 
« cannoni di bronzo per portarli alla ma- 
< rina, senza sapere ove portarli, e senza 
« esservi né polvere, ne palle, né chi li sap- 
4< pia maneggiare ». I pochi barbareschi 
(erano sei soltanto, a quanto sembra) in gran 
fretta ripresero il mare; e per allora tutto 
fu quieto. La Reggenza seguitò nullameno a 
vivere in continuo timore^ e non senza ra- 
gione; ne le cause di queste paure tarda- 
rono a farsi più serie, più gravi, più vere. 
Infatti il 24 di marzo capitò a Massa Gae- 
tano Ghirlanda di Carrara, che per « forti 
disgusti ^> avuti colla Duchessa, si era po- 
sto al servizio della Francia, ed era stato 
eletto « incaricato d' affari » di quella Re- 
pubblica ; e da esso si potè trapelare che di 
lì a poco sarebbe sbarcata alla Spezia una 
mano di Francesi^ col proposito d' impadro- 
nirsi del Golfo e di taglieggiare con grossi 
balzelli i vicini Marchesati, e poi Massa, 
dalla quale volevano un milione di lire ge- 
novesi ed una quantità di bestie da macello 
e da soma. Essendosi il giorno appresso re- 
cato a Sarzana il conte G. B. Diana-Paleo- 
iogo, « si ritrovò in compagnia d' un Com- 
« missario e di due altri Ministri della Re- 
« pubblica Francese; ed introdotto fra di 



— 13 — 
€ loro discorso, gli dissero che dentro il 
« mese d' aprile, in più volte, sarebbe pas- 
« sata una truppa di quarantamila Fran- 
ge cesi; che da Massa volevano un milione 
« di lire genovesi e bestiame, e se non po- 
« tevano fare lo sborso tutto in una volta, 
« volevano due ostaggi nelle mani, fin tanto 
« che non fosse eifettuato, ed in caso diver- 
« so si sarebbero prevalsi della forza (1) ». 
La Reggenza in tutta fretta inviò il suo Se- 
gretario, Lorenzo Guerra, a Milano per chie- 
dere aiuto e consiglio alla Duchessa; la quale 
aveva troppo da fare per se perchè potesse 
pensare a' Massosi, E poi che doveva e po- 
teva fare? La Francia più risolutamente che 
mai assaliva Y Italia. Allo Scherer, tempo- 
reggiante e dubbioso, aveva surrogato nel 
comando dell' esercito un giovane di 27 an- 
ni, avido di gloria, bisognoso d' avventure. 
Era Napoleone Buonaparte, quasi ignoto al- 
lora; ma che di lì a poco doveva co' lampi 
del suo genio e col mascherare d' entusia- 
smo i calcoli deir egoismo, riempire il mon- 
do della propria fama ; sbigottire qual tur- 

(1) Lettera di Gio. Paolo Forteguerra alla Repubblica 
Lucchese, de' 26 marzo 1796 (Magistrato de' Segretari ; 
filza cit. ) 



-- 14 -- 

bine minaccioso, farsi oggetto di amore in- 
domabile. 

III. Frattanto nella vicina Carrara, sem- 
pre piena di vita e di fuoco, il partito 
de' giacobini cominciava a trovare seguaci, 
e fini col farsi numeroso, ed alzare la cresta, 
e tentare un colpo di mano. Il Forteguerra 
cosi ne avvertiva il Governo Lucchese, ai 
24 di maggio : « leri^ da persona di riguar- 
<( do di Massa, fui informato che il giorno 
« 21 del cadente in Carrara vi fu una ri- 
« voluzione ; e che sono circa 200 che hanno 
« messa coccarda francese, e volevano pian- 
ge tare in mezzo alla piazza Y Albero della 
« Libertà; ma con la buona maniera di chi 
€ ivi presiede, e con avere fatti venire li 
« soldati delle montagne, quali sono fede- 
« lissimi, fu per allora sedato il tumulto ». 
Da Massa il di stesso scrivevasi al suddetto 
Forteguerra: « Essendo in giro in Carrara 
« in questa notte le pattuglie per li motivi 
« a Lei noti, una di queste essendosi in- 
« centrata in varie persone e detto chi va 
« là ! non le fu risposto ; replicatolo, fu ri- 
« sposto con delle parole ingiuriose, e dalle 
« parole vennero alle archibugiate, ove vi 
« è restato morto uno che serviva in casa 



« Lazzoni, feriti gravemente padre e figlio 
<( Marchetti, ed un tale Schizzi. Al conte 
« Lazzoni una palla di archibugio \ì ha por- 
te tato via il bavero dell'abito. Vari capi 
« de' giacobini parte si sono ricoverati in 
« Sarzana ed altri ne' Marchesati, di dove 
<( dicesi che, saputo il fatto, saranno espulsi. 
« Si dice che li medesimi fossero d' accordo 
« con li Corsari per fare un saccheggio la 
« notte del .Corpus Domini. In questa mat- 
« tina vi è seguito qualche altro rumore 
« per essere il pane di cattiva qualità. La 
<c Reggenza questa mattina ha ordinato al 
« Fiscale e Cancelliere di portarsi in Carrara 
« per fare il processo^ ma non vi vogliono 
« andare. Sono ancor io mezzo confuso, per- 
« che dubito non voglia terminar bene nep- 
« pur qui ». Il 26 il Commissario di Monti- 
gnoso, seguitando a ragguagliare la Signoria 
di Lucca de' casi di Carrara, diceva: « Il 
« Fiscale e Cancelliere di Massa ieri an- 
« darono a Carrara per fare il processo; e 
« di presente non vi è niente di nuovo, a 
<i riserva di molti signori che si sono assen- 
te tati e ritirati a Sarzana e ne' Marchesati, 
« che si dicono capi di questa rivoluzione. 
« In Massa pure vi sono molte coccarde 



— 16 — 

« francesi, quali portatisi coperte nella fo- 
*( dra del vestito, e dicono tenerle in pron- 
« to per poterle mettere in vista quando 
« venghino li Francesi. Vi è del mal conten- 
« to pur assai, ma segreto ». E in altra 
lettera : « In Massa vi è un gran fermento, 
« sia contro la Reggenza, che contro gli Otto 
« del Consiglio; quali cercano denari da 
« tutte le parti, con volere obbligare li pos- 
«. stdenti e bottegai a contribuire ». 

IV. Mentre in Carrara la gente ricca ed 
il fiore del patriziato parteggiava per i gia- 
cobini ; a Massa si infervorava nelle nuove 
idee la cittadinanza povera ed alcuni de' bas- 
si impiegati. « É un paese nemico de' fore- 
se stieri, dove non regna che superbia, mise- 
« ria e falsità », scriveva uno di questi mal- 
contenti in certe Memorie di Massa, che si 
conservano manoscritte nella Biblioteca Pub- 
blica di Lucca (Cod. n. 1685), e che son 
frutto di una lingua affilata alla cote della 
maldicenza. « I cosi detti signoretti ( se- 
« guita r anonimo ), nemici del secondo ce- 
« to, non possono vedervi nò calze di se- 
« ta, né fìbbie, ne vestiti un poco propri. 
< E . questo perchè ? Perchè sono loro, me- 
« schini e superbi, che tengono i poveri 



— 17 -- 

<e< impiegati a cUciotto, venti e ai più veri- 
« tidue bolognini il giorno; e questo acciò 
« non alzino la testa e siano a que* capi 
« d' impiego sommessi, come in realtà lo 
« sono veramente ». A contrario con calma 
spassionata e larghezza di vedute quel bellis- 
simo ingegno di Gaspare Jacopetti ne' suoi 
Rico7^di di Massa, che io posseggo manoscrit- 
ti, dipinge al vivo e nel vero i bisogni e le 
speranze del paese in que' giorni di aspetta- 
zione e di paura; e mette al nudo i difetti 
del Governo^ non senza tacere le parti buo- 
ne che ebbe, le quali furono molte. 

V. Frattanto il Buonaparte sconfitto e 
umiliato il Piemonte, rotti in più battaglie 
gli Austriaci, passava il Po. All'avvicinarsi 
de' Francesi, Ercole Rinaldo III, padre della 
Duchessa di Massa, fuggi a Venezia; ed i Mo- 
danesi inviarono al Buonaparte il Commen- 
datore Federico d' Este Conte di S. Romano, 
per scrutarne le intenzioni e venire a patti. 
Ma il vincitore, al quale era in uggia Ercole 
Rinaldo, che aveva sposato l'unica figliuola ad 
un principe austriaco, e lo sapeva ricco di 
danaro ed in voce d' avaro, si mostrò rigido. 
Altro non potè ottenere il S. Romano che una 
sospensione d'armi, caramente pagata, giac- 

2 



- la - 

che il Duca bisognò si obbligasse a sborsaro 
dentro un mese sette milioni e cinquecento- 
mila franchi in danaro, due milioni e cinque- 
centomila franchi in munizioni da guerra e 
da bocca, e venti de^migliori quadri della sua 
Galleria (1). Il non essersi in questa tregua, 
sottoscritta a Lodi il 12 di maggio, niente 
patteggiato per gli Stati di Massa e Carrara, 
ritiene il Botta che sia la cagione per cui 
il Buonaparte « gli trattò da nemico (2) ». 
Ma lo ritiene a torto. Infatti che guadagna 
il Duca con quella tregua? Venne forse dal 
conquistatore trattata Modena meglio delle al- 
tre terre d'Italia? Ercole Rinaldo per amman- 
sire Napoleone, gli disse : Ricordatevi che 
siete de' nostì^l; ma s'udì rispondere: Io son 
francese (3). US. Romano andò a Parigi a 
trattare la pace; ma il Direttorio tirò in lun- 
go i negoziati, senza niente concludere. E 
il Buonaparte il 4 d'ottobre dichiarava rotto 
]' armistizio, faceva imprigionare a Milano il 
Marchesi, Ministro del Duca; scusando la vio- 
lenza col pretesto che Ercole Rinaldo impie-' 



(1) De Martens, Recuil des principaux traités; VI, 633, 

(2) Botta, Storia d' Italia dal 1789 al 18 i4; lib. VII. 

(3) Cantù^ Dell' indipendenza italiana cronistoria ; I^ 9i>. 



— 19 -- 

gasse il suo danaro a vantaggio de'iieinici del- 
ia Francia. Maria Beatrice, esule e fuggiasca, 
alimentava nel cuore della Reggenza massese, 
con accorto parole, il fuoco della speranza, 
e ne allargava la podestà. Ed essa faceva 
di questo partecipe i sudditi col seguente 
Avviso^ che fu pubblicato colle stampe ed 
affisso ne' luoghi consueti (1). 

Sua Altezza Reale V Arciduchessa d' Au- 
stria, Duchessa di Massa Carrara ce. ri- 
chiamata dalle vicende della guerra in 
Lombardia ad allontanarsi dalla solita sua 
residenza in Milano e portarla altrove, du- 
rante la sua maggiore lontananza da questi 
suoi amatissimi sudditi, ha munito la sua 
Ducale Reggenza di little le facoltà, anche 
straordinarie, colle relative inslruzioni op- 
portune al governo di questi Stati, pel mag- 
giore comodo e vantaggio delti stessi suoi 
sudditi. 

Si deduce pertanto a pubblica notizia 
questa Sommami providenza, affinchè ognuno 



(1) Archivio Provinciale oi Massa. RuccoUa di Ban- 
di, filza n. 1. 



— 20 -- 

sappia air occorrenza ove dirigere li suoi 
ricorsi. 
Dato in Massa, questo di 6 giugno i796. 

P. A. Ceccopieri 

A. Testoni 

Lorenzo Guerra Segretario. 

Paolo Agostino Ceccopieri lo stesso giorno 
scriveva a' Consoli di Massa: « S. A. R. con 
« veneratissimo suo dispaccio de' 29 p. p. 
« maggio, firmato in Padova, dove per le 
« note avventure di Lombardia ha fissato 
« per ora la sua dimora^ ha la degnazione 
« di prevenire la Ducale Reggenza^ a mag- 
« gior quiete e tranquihità di questi da lei 
« amatissimi sudditi, di non aver tardato a 
« procurar, come si lusinga di ottenere in 
« breve, Y assicurazione certa della niuna 
« molestia di questi Stati. Su di che si ri- 
« serba V A. S. R. di rendere, a suo tempo, 
« consapevole la Reggenza medesima ». Il 
23 giugno il Ceccopieri tornava a scrivere ad 
essi Consoli: « S. A. R. Padrona, che tro- 
« vasi in Trieste, con veneratissimo dispac- 
« ciò 12 corrente, nel confermare quanto si 
<i era degnata dichiarare col precedente di- 



— 21 — 

« spaccio 29 p. p. maggio, rapporto alle at- 
« tuali circostanze di guerra in Italia, ha 
« pure la clemenza di assicurare li suoi 
« amatissimi sudditi di tutta quella solleci- 
te tudine che le dettano i sentimenti del ma- 
« terno suo cuore, onde procurar loro la 
« calma e la tranquillità; al quale irnpor- 
« tante oggetto ha dato direttamente li oc- 
« correvoli passi, ed è nella fiducia di ot- 
« tenerne il bramato effetto (1) ». Non erano 
€he vane parole, che sterili speranze ! 

VI. Il Buonaparte da Tortona il 17 giu- 
gno passa a Modena, il 20 e a Bologna, il 
25 a Pistoia. Comanda al Generale Yaubois 
di muovere alla volta di Livorno, dove sta- 
vano accumulate ricchezze, navi e merci 
inglesi, che da un pezzo adescavano la cu- 
pidigia del Direttorio. Vi si recò egli stesso 
il dì 27 ; die il comando della Piazza al- 
l' Hulin, incaricò il Vaubois di presidiarla 
con 2,800 uomini. Di là volse il pensiero alla 
conquista di Massa e Carrara ; ma forse gli 
fu suggerito, ed in questo ebbero parte e 
non piccola gli stessi giacobini massosi, e 
più d' ogni altro Giuseppe Ricciardi. I quali 

(1) Archivio CoMiiN'wVi.r, m Massa. Scritture del Ì7-JG. 
fih.u B. / 



22 

certo non avrebbero accolto il Lannos e le 
sue genti da liberatori, se avessero saputo 
che il Buonaparte ve le mandava con questo 
istruzioni : 

Ali Chef de Brigade Lannes. 
Qiiartier General, Livourne, il Mcs- 
sidor, an IV. (29 giugno 1796). 

Il est 07 'donne aii Chef de Brigade Lan- 
nes de partir demain 12, avec 300 ìiom- 
rnes de la 75s^ demi-brigade et 25 hus- 
sards du i.^»" régimcnt, et de se rendre à 
Massa- Carrara pour fair e prèter serment 
d'obéissance à la RcpuUique Frojicaise par 
les Aiitoritès constltuées de cette ville, enle- 
ver ioiites les armes, mettì-e les scellés sur 
les caisses, s'emparei- des propiHétés appar- 
tenanl aii Gouvernement de Carrara, et 
du Mont-de-Piété, excepté les objets au- 
dessous de 200 livres, qu'il fera donner 
gratis au peuple. Il fera tout transporter 
à Livourne. Il fera rentrer immediatenient 
après son détachernent à Livourne et re- 
joindra de suite, en p)oste, le General en 
chef au Quartier general. Il fera en sorte 
que Vopération dont il est chargé soit ter- 
minée au pbfs tard le 18. Il raynènera 



— 23 — 
d£ux dèpiUés intelligents du pays, qui vien- 
dront avec lui trouver le General en chef 
au Quartier general. 

Par ordre du General en chef (1). 

Il Garrau Commis saire du Directolre 
executif près V armée d' Italie et des Al- 
peSj il 19 luglio, col seguente Decreto, il cui 
originale si conserva nelF Archivio del Co- 
mune di Massa, regolava le attribuzioni del 
nuovo reggimento democratico impiantato 
in quella città. 

Art. i. 

Les Deputés de la Municipalitè de Masse 
prèteront sermenl de fidelilé à la Repiihli- 
que entre les mains du General de Bivi' 
Sion Vaubois. Jls soni autoriscs à recevoir 
ensuite celui des autres memhres de la 
ditte Mimicipalité. 



Art. 



La ditte Municipalitè est chargèe de tout 
ce qui est relati f à Vadministration puMi- 

(i) e or ve sfionda ne e de Napoléon I, piibliée par ordre 
de V empereur Napoléon HI. Paris. Plon, l^f».*^: L 44 i. 
n.» 704. 



— 24 — 

que et -de la policc. La justice conliniiera 
d' èlre rendile par les juges existans, qui 
préteront serment de fidelitè entre les mains 
de la ditte Municipalité. 

Art. 3. 

Les ùsages, cotdiimes, statuts et loix du 
pays contimieront d' ètre ohservèes en ioitt 
ce qui n' est pas contraire aux pìHncipes 
de la Repiiblique Francaise. 

Art. 4. 

Tonte aiitre procedure pour fait d' opi- 
nion politique est suspendue, et ne pourì^a 
etre reprise que d' ap?^ès V approhation du 
Commissaire^ du General Vaubois oii des 
Gouvernements. 

Art. 5. 

La Municipalité de Masse rendra com- 
pte chaque decade de ses operations et de 
r étaf des choses dans son arrondissement 



— 25 — 

ali General Vaiibois et aux Conimissairet^ 
du Gouvernement. 

Fait à Livourne, le ìp^ Thermidor V an 
4.^ de la Répiiblique Francaise. 

Garrau. 

VII. Cosa operasse il Lannes e quante 
ribalderie e ladrerie commettesse è raccon- 
tato in queste Lettere ; e la nera pittura che 
ne fa lo scrittore acquista più larga fede 
dall' essere egli testimone di veduta e quello 
che più monta giacobino fervente. Già ne 
mise alle stampe alcuni squarci l' amico mio 
Augusto Franchetti a pag. 203-204 della sua 
Storia d' Italia dopo il 1789 ; parendogli 
che « la singolare natura » dell' autore di 
esse; « natura che soltanto il secolo XVIII 
« poteva produrre in una mediocre città, 
« fosse meritevole di trattenere un momento 
« lo sguardo di chi nella storia ricerca non 
« tanto i fatti, quanto le condizioni degli ani- 
« mi e il moto delle idee ». Io n' ebbi 
copia dalla cortesia del compianto Avv. An- 
tonio Pucci di Massa, ad un antenato del 
quale le aveva donate Giovambattista Cecco- 
pieri nel 1816. Si leggono manoscritte nei 
fogli di riguardia di un esemplare delle Le- 
ges nova? RepuJ?licce Genuensis, edite a Gè- 



— 26 -- 

ììova, co' torchi del Belloni,nel 157G; e non 
portano in calce sottoscrizione di sorta. Che 
l'autore fosse un impiegato, Io confessa egli 
slesso; dice che venne eletto uno de' sedici 
Itappresentanti della nuova Municipalitcà di 
ÌMassa il di 8 luglio; che fu, con trentasette 
voti sopra quarantasei votanti, nominato uno 
de' tre Deputati che dovevano recare l'omag- 
gio de' Massosi al Buonaparte. « Ma io (cosi 
« scrive) stimai bene di non andare, alle- 
« gando una febbre con raffreddore ; ma la 
« vera febbre era la compagnia che mi si 
« dava nelle persone de' cittadini ex conte 
« Giovambattista Guerra e Vincenzo Cinelli 

« onde venne in mia vece eletto 

« il cittadino Alessandro Guerra ». Disgra- 
ziatamente mancano le deliberazioni della 
Municipalità (Ji que' giorni. Riesce dun- 
que impossibile scoprire chi fosse ; e per 
quanto mi sia ingegnato di venirne a capo, 
e abbia messo in opera le indagini più 
diligenti, niente ha valso, ed il nome di 
questo giacobino è forza rimanga nell'oscu- 
rità. Confesso che me ne duole; e con me 
certo se ne dorranno i lettori. Ho accom- 
pagnate le Lettere con un largo corredo 
di note, a miglioro e maggiore illustra- 



— 27 — 
zione degli avveuiinenti in esse racconta- 
ti, non che delle persone delle quali fanno 
ricordo. 

Vili. È anche a dolersi che il nostro in- 
nominato troppo presto deponesse la penna ; 
quella penna cosi rabbiosa verso tutto quello 
che sapeva di vecchio, anzi più d' una volta 
ingiusta, intemperante, calunniatrice ; ma 
che pure non risparmiava i suoi fulmini 
contro ogni turpitudine, ogni violenza, ogni 
arbitrio che si commettesse in nome della 
libertà da que' Francesi, venerati con si 
schietto e gagliardo amore da lui. Dal 9 
d' agosto in poi esso tace ; né più informa 
r amico de' casi della giornata ; nò più si 
sbizzisce quando le cose non vanno a suo 
modo ; ne più si sdegna a vedere masche- 
rarsi da giacobini i vecchi servitori della 
Duchessa e correr de' primi e de' più affa- 
mati al banchetto della Libertà. Il suo fu 
certo il silenzio del dolore e del disinganno ; 
quel disinganno che dovette costare tante e 
cosi amare * lacrime a noi poveri italiani. 
Quando appunto in quo' mesi il Buonaparte, 
con una violenza, che fu ad un tempo ma- 
teriale e morale, ci strappò al passato, alla 
quieta monotonia d' una vita senza cure, e 



_ 28 — 

ci scosse e ci esaltò^ pareva che da mezzo 
secolo non si sospirasse che quel mutamen- 
to; ma, quasi subito, cominciammo « a disil- 
« Inderei, a disgustarci, a maledire quel- 
« lo che poc' anzi ci aveva sedotto ed in- 
« namorato (1) ». Prima d' ogni altra parte 
d' Italia, ebbe a provare V amarezza del di- 
singanno la Lombardia ; che prima apri le 
braccia a' Francesi, e palpitò di tenerezza-, 
di gioia, d' amore a' nomi di Libertà^ di 
Fraternità, di Eguaglianza, che stavaao 
scritti sulla loro bandiera; nomi che in so- 
stanza altro non significavano ( lo dirò in 
milanese, colle parole d' un arguto poeta di 
que' giorni ): 

I franzes in caì^roccia e nun a pò ! 

Lo stesso disinganno fu provato, come era 
naturale, anche a Massa; e fu provato (cosa 
singolare I ) quasi neh' atto stesso in cui le 
baionette del Lannes rovesciarono il pa- 
triarcale Governo di Maria Beatrice. Fu tale 
e cosi tracotante la prepotenza di quel sol- 
dato, che gli stessi giacobini massosi ne sen- 



(1) De Castro, Milano e la Repulblica Cisalpina giù- 
<^*« le poesie, le caricature ed altre tesfitnoniance de' tcni^ 
in, Milano, DumoJarcl, 187^ ; paj^'. 2. 



-- 29 — 
(irono disgusto ; disgusto che fu parto('i[)<ato 
anche da' Carraresi, al pari di essi torturati 
con enormi balzelH, con prepotenza sfrenata. 
La quale arrivò a tal segno che il 6 dicembre 
del 1796 questi ultimi si levarono in armi 
contro gli oppressori. Tra le lettere di Napo- 
leone I^ pub)3licate per comando dell' Impe- 
ratore suo nepote, ve n' è una che riguarda 
appunto quella rivolta (1). Sanguinariamente 
feroce, merita di essere qui trascritta : 
Au General Rusca. 

Milan, 2i Frimaire an V. 
( 11 dicembre 1796) 

Le General Vaubois me rend conipte, Gl- 
toyen General^ que le 16 du mois il y a eu 
une r evolte dans la ville de Carrare. Mon 
intentlon est qiCaprès avoir execiité tìies 
ordres à la lettre a Castelnovo vous voiis 
transportiez ci Carrare, et que vous fai- 
siez fusiler irois des chefs, brùler la mai- 
son du iilus apparent de ceuoc qui ont prif^ 
part à la rèbellion, et que vous prcniez 
six òtages que vous eyiverrez au chàteau de 

I (1) Corre spandane e de jNapoléun I,publiee par orare dr 
V empereur Napolcon HI. Paris, Plon, 1859; II, 159, 
n." 1^(31. 



— 30 — 

Milan. Ils Oìit fait coupcì^ le hoh cV Avenza. 
Mon intention est que nion ordre, tout 2)our 
Castelnovo que pour Carrare, soU punctiiel- 
lement exècutè. Il faut òter au peuple V en- 
vie de se rèvoUer et de se laisser égarer 
par les 77ialveillants. 

BON APARTE* 

Lo stesso giorno tornava a scrivergli : 
J'attends avec quelque intèrèt les nouvelles 
que voiis allez me donner de votre expé- 
dition sur Castelnovo et Car rare ; f espére 
que vous aurez punduellement exècutè les 
ordres que je vous ai donnès. Quando il 
Rusca ricevette queste lettere i Carraresi 
già erano tornati in obbedienza ; e seb- 
bene avessero ricevuti a colpi di fucile i 
soldati di Francia^ che vi erano accorsi in 
tutta fretta da Livorno (1); a questi, più umani 
del BuonapartOj non bastò il cuore d'incru- 
delire di soverchio contro i vinti. Furono 

(1) Il Capitano Gaetano Ballerò di Massa ne ragguaglia- 
va un amico con queste parole : « Ieri circa le ore tre 
« e un quarto pomeridiane giunsero 250 soldati francesi, 
« che dopo un breve riposo e rinfresco presero la direzione 
« di Carrara, dividendosi però in due colonne ; cioè una di 
« circa 150 presero la direzione di Avenza, e l' altra passò 
« dalla costa per la via della foce. Essendo giunti alle vici- 
« nanze di Carrara quelli che passarono da Avenza, e sa- 



— 31 — 

date « disposizioni per il castigo de' capi, 
« ma con una certa dolcezza ». De' molti che 
vennero imprigionati, uno soltanto fu messo 
a morte. Insomma il desiderio del Buona- 
parto non sorti, che in piccolissima parte, 
r effetto voluto ; ha quello però di farci ri- 
pensare a lui dopo ottantatrè anni con or- 
rore e con raccapriccio I 

Montignoso ( Massa- Carrara ), 
31 Agosto del 1879. 

(jriovANNi Sforza. 



« puto che vi erano da 200 uomini armati, fu dato ordine 
K che si caricassero gli schioppi a polvere, onde avvicinan- 
« dosi alla porta, dove si ritrovavano questi 200, fu fatta 
« una scarica, che allo sparo della medesima li carraresi 
« si dettero ad una precipitosa fuga, essendone stati arre- 
« stati da 16, Vi entrò la truppa, e presero prontamente 
« quartiere. In questa mattina si sente per espresso che la 
« truppa francese si dividerà in diversi corpi, per andare 
« alle Ville di Carrara, per levare a quelli abitanti tutte le 
« armi e monizioni », 



I. 



LIBERTA EGUAGLIANZA 

A 16 Messldor, an. 4 della Repubblica 
Francese (4 Luglio Ì7U0J. 

A. C. 



I ' 

1j ultimo giorno dello scorso mese, circa la prima 

ora pomeridiana, giunsero in questa città di Massa 
le invincibili truppe francesi, alla testa dello quali 
vi era un Chef de Brigade, chiamato Launes (1), ed 
un Commissario, chiamato Collot. Con questi eravi 
Giuseppe Eieciardi (2), villano del Forno, ehe ven- 
ne chiamato, in un affisso in stampa, senza data e 
senza soscrizione. Commissario incaricato del regola- 
mento della politica per conseguire il bramato buon 

3 



— 34 — 

online. Bella, per Dio ! Un rozzo villauo, seuza edii' 
cazione, senza morale, ignorante all' ultimo grado, 
incaricato per conseguire il buon ordine in un paese 
in cui non vi è mai stato né buon ordine, né virtù, né 
giustizia! Lo stesso Ricciardi, in detto affisso, viene 
inoltre caratterizzato per cittadino francese, che ha 
dissuaso il cittadino Generalissimo Buonaparte dal- 
lo spedire in questo paese le truppe in numero 
maggiore, come era per fare; e dicesi che lo as- 
sicurò che non erano necessarie, e che seppe con 
sì bella maniera dare quelle ragioni, per cui fu 
sospeso r ordine di una tale numerosa spedizione. 
Le truppe venute sono state e sono in n.*' di 80 
usseri a cavallo e di circa 300 d' infanteria, bella 
gente e ben disciplinata, avvezza alle guerriere fa- 
tiche, che riposano sotto li allori da essi mietuti 
in tante battaglie, e sulla nuda terra a cielo aperto, 
come hanno fatto nel cortile del Palazzo ed in piaz- 
za di S. Pietro (3), servendogli di letto poca quan- 
tità di fieno o paglia, tanto all' ufBziale che al sol- 
dato. In detto affisso vien spiegato che le immense 
vittorie riportate dal detto cittadino Buonaparte, 
< Generalissimo per la Repubblica Francese in Italia, 
hanno fatto si che questi Stati di Massa e Carrara 
si uniscano alla Repubblica suddetta, per esser feudi 
imperiali. Vengono assicurati dagli Incaricati della 
medesima Repubblica questi concittadini a stare 
tranquilli, che non verranno molestate le loro per- 
sone, proprietà e religione, o si faranno essi Inca- 



— 35 — 

rìcati tutto r impugno e premura di togliere tHiiti 
abusi che ad altro non servivano che ad impedire 
il buon ordine sociale. Vi si dice che vorrebbero 
gli infrascritti suddetti ( non si sa chi siano, non 
essendovi soscrizione ) sistemare tali disordini ; ma 
la moltiplicità de' medesimi fa sì che dovranno im- 
piegare un maggior tempo (4). 

Amico carissimo, per ora vi servano queste noti- 
zie; in seguito ne avrete deìlc altre. Salute e fra- 
ternità. 

II. 

LIBERTÀ, REPUBBLICA, EGUAGLIANZA 

A 20 Messidor, an. 4 della Repubblica 
Francese (8 Luglio i796 ), 

A. C. 

Torniamo al manifesto, di cui vi parlai nell' altra 
mia. Fu questi affisso alla colonna laterale della 
porta del Palazzo ed a' luoghi soliti della città il 3 
del corrente mese. Oltre a quello vi scrissi contene- 
re, dichiara ancora che tutti quanti gli impiegati e 
che avevano paga dalla Ducal Camera, saranno di- 
messi dal momento in cui li Francesi entrarono 
in questi Stati, e viene ordinato che nel termine di 
uu giorno diano una breve rappresentanza del loro 
impiego e del loro onorario, e andando creditori 



— 36 -. 

della medesima Camera, dietro le opportune giustl- 
ficazioui, sono assicurati del loro pagamento. Inoltre 
vien ingiunto a tutti quelli che si ritroveranno de- 
nari ed altri generi della medesima Camera di darne 
nota nel termine di ore 10 ai suddetti Rappresen- 
tanti in scritto. In caso mancassero, verranno ca- 
stigati alla militare^ e senza riguardo. Oh quanta 
robba ! 

Nel giorno dell' arrivo di detti Francesi a Massa, 
a detta colonna del Palazzo fuvvi un affisso di poche 
righe, di carattere del Ricciardi, di cui in altra mia, 
che invitava la gente a presentarsi al Generale Fran- 
cese. La mattina del giorno venturo 13 Messidor 
( primo del corrente ) mi presentai col Fiscale Mo- 
retti, e dai detti Chef de Brigade e Commissario 
r uno e r altro di noi fummo confermati nelle re- 
speiLlve cariche. 

In detto giorno, per ordine di detto Ricciardi, il 
conte Pietro Ceceopieri Auditor Camerale (5) fu con- 
dotto in carcere in questa Fortezza dal bargello e sbir- 
ri, supposto reo di aver voluto trafugare e occultare 
r argenteria e robbe spettanti alla fu miladj^ Pe- 
nelope Rivers^ che si suppone essere stata ritrovata 
in due bauli presso Domenico Bonini detto il Bravi- 
no (6), in sua casa al Focorino, ove erano stati man- 
dati a far la perquisizione il detto bargello con 2 
3 usseri francesi. Ma essendosi poi rinvenuto es- 
sere argenteria e robba spettante all' ex Ministra 
Petrozzani, venne a lui restituita^ e riconosciutasi 



COSI r innocenza <]i detto Ce:;copicri fu fatto rilascia- 
re. Ed egli, da làcJie e vile, invece di flxr sangui- 
nosa vendetta di chi lo aveva fatto carcerare ingiu- 
stamente, si portò subito a ringraziare li suddetti 
francesi e il detto Ricciardi, che si ritrovavano nei 
Teatro Ducale ad udir 1' Opera in musica ; e fece 
tal atto vilissimo tra li scherni e motteggi di chi 
vi fu presente. Ma più, Amico carissimo, so quanto 
siate coraggioso e quanto in fastidio ed a nausea 
vi venghino tali vilissimi portamenti, onde per non 
tediarvi dò fine. Salute e fraternità. 

HI. 

LTRERTÀ, REPUBBLICA, EGUA(ÌMANZ\ 

21 'Sfessidor, mi 4 deUn Repubhlìra 
■Frrmrcs*^ (9 TMfjlio 1796 J. 

A. C. 

Il dì 3 dello stante mese di Luglio da' Francesi ò 
stato inalzato 1' Albero della Libertà nella piazza dì 
S. Pietro, tra gli evviva del popolo, accorso in mol- 
to numero, ed al suono di moltissimi istrumentl (7). 
L'ex gesuita Gioacchino Salvioni (8) lia fatto un 
discorso sopra un tale inalzamento, che è stato una 
cappuccinata. Vi sono stati molti balli intorno a 
detto Albero, e molta allegria, e la notte molte 



— 88 — 

fiaccole accese per far lume all' Albero stesso e ai 
concorrenti a vederlo. Egli ò composto da un legno 
dritto, tondo e ben alto, con in cima un berrettone 
di grossa latta, dipinto a tre colori, rappresentante 
quello per cui gli Svizzeri, col mezzo dell' immortale 
Guglielmo Teli, acquistarono la libertà, come avrete 
rilevato dalla storia (9). 

Il dì 5 detto, alla mattina, li detti Francesi par- 
tirono, portando via 17mila e più zecchini, avuti 
dal Pubblico, che è stato costretto di pagare li sali, 
olio ed altri generi camerali; e detto Lannes, Chef 
de Brigade, ha inoltre voluto un obbligo di pagare 
entro il presente mese altre lire 30,670, moneta di 
Genova, per residuo. Le armi tutte de' cittadini di- 
moranti in città, non ostante la parola da lui data 
di restituirle, sono state tutte portate via, rubbate 
e vendute a vilissimo prezzo a questo e a quello. 
Ho perduto anch' io le mie pistole, uno schioppo, 
tre spade ed un palosso (10). Insomma è stata una 
gran bricconata ! 

Ieri fu tenuto nella chiesa di S. Francesco Con- 
siglio Generale, alla forma dello Stato che dal det- 
to Chef de Bri g ade era stato fatto levare a tutti 
quelli che 1' avevano et indi restituito (11). E tal Con- 
siglio fu convocato per formare una legittima Mu- 
nicipalità, sia Corpo Municipale. Venni eletto uno 
de' Rappresentanti ; i quali di Massa furono in n.° di 
16, raddoppiando rosi il numero degli otto, che esi- 



■'%'-^ 



~~ ^t) - 

steva in passato. E di quei delle Villo renne pure 
raddoppiato il n.*' da 16 a 82, e così in tutto n.® 48. 
Ma torniano a ragionare de' detti Francesi. Oh 
quante mai ne hanno fatte in quel poco tempo che 
sono qui dimorati per rimettere, dicevan essi, il 
buon ordine ! Oltre allo spoglio e rabbamento delle 
armi suddette, spogliarono il Monte della Pietà di 
tutto il denaro in quello esistente, e detto Ricciai*di, 
per far del bene alla patria, ottenne la restituzione 
di tutti li pegni, da farsi gratis, a chi li aveva 
impegnati, per far in tal guisa rimanere detto Monte 
senza alcuno assegnamento ; e quel che è peggio 
furon ruljbati dalli stessi Francesi la maggior j^arte 
dei pegni preziosi, consistenti in ori, argenti e gioÌL\ 
Si fecero pagare lire 17,000 da Giulio Allegretti, 
■cfie le aveva ritirate dalle rendite dell' Abbazia dalla 
morte dell'ultimo Abbate Anceschi (12) in poir la 
quale Abbazia tenevasi in economia e di quando 
in quando era stata decimata da' passati tiranni. 
Patrimonio esse rendite sono de' poveri, i quali 
non ne ricavando cosa alcuna, la Provvidenza ha 
fatto venire a portarle via detto CJief de Brigarle , 
il Commissario e detto Ricciardi. Dicesi che la 
somma da essi portata via ascenda a 150mila 
scudi di Francia, compresi li danari ritirati da Car- 
rara e da alcuni Marchesi della Lunigiana, i quali 
tutti giurarono fedeltà e vassallaggio alla invitta 
Repubblica Francese (13), il di cui Direttorio Esecutivo 
ed i gran soggetti che lo compongono se arriveranno 



— 40 — 

a sapore le pessimo malversazioni qui u^ate dai 
suddetti Chef de Brigade, Commissario e Ricciardi 
non le lasceranno al certo impunite. Basta ; vedre- 
mo ! Falute e fraternità. 



IV. 



I.IEERTA, EErfBlìLTCA, EGUAGLIANZA 

2-1 ^fPssidor, an. 4 delia Repvhblica 
Francese. (12 lAiglio L796). 

A. C. 

Jori r altro, a,lla mattina all' alba, per ordine del 
suddetto Chef de Brigade Lanues, che si ritrova in 
Livorno, portato con lettera del detto Eicciardi, furono 
arrestati dalle milizie del Forno, alla testa delle quali 
vi era il cittadino rappresentante Tenente Gio. Andrea 
Eicciardi di detto luogo, cui fu consegnata detta lette- 
ra dal cittadino Scipione Belatti (14), venuto espressa- 
mente da Livorno, li ex Ministri di Reggenza Testoni 
e Petrozzani, e condotti in Fortezza per li atti di 
Sovranità che pazzamente avean tentato di fare col 
spedir j^olize di Reggenza, che furon in parte inter- 
cetto dal cittadino Gaspare Caccialuini (15), e col far 
stampar un editto in cui si spiegavano di aver rias- 
sunto il Governo per la passata tiranna ; del qual 
editto ne fu dalla Municipalità impedita T affissione 



— 41 — 

e pubblicazione, coli' averne fatto ritirare tutto le 
copie dallo stampatore Stefano Frediani, da lui con- 
segnate a detto Petrozzani e presentate a' Munici- 
pali, da' quali furon sigillate in pacchetto da conse- 
gnarsi al Generale francese (16). All' altro ex Consi- 
gliere Paolo Agostino Ceccopieri (1 7), vecchio decrepito 
d' anni 86, furon poste le guardie alla porta dal 
detto Ricciardi, e venne guardato a vista il Segre- 
tario di detta Reggenza Lorenzo Guerra (18), apo- 
stata, col mezzo del bargello e sbirri, levato il di- 
spaccio della detta passata tiranna e la chiave dello 
studio, ma non fu legato e condotto in carcere, co- 
me meritava, avendo scritte e sottoscritte le dette 
polize ed editto. 

Ecco lo scolo della pestifera Reggenziale cloaca, 
eretta fin dall'anno 1742, in occasione che la tiran- 
na Maria Teresa passò ad unirsi in matrimonio col 
tiranno Ercole Rinaldo, allora Principe ereditario 
di Modena, e si portò ad abitare in detta città. 
Eccolo dissi il di lei scolo, composto da tre scelle- 
rati, posto in carcere ! Che mai faranno costoro ? 
L' empio Testoni s' arrabbia, maledice i francesi o 
fulmina anatemi contro la Municipalità; il calido 
furbissimo Petrozzani si fa a questa caldamente rac- 
comandare dall'Auditor Grossi e dal prete Bertaz- 
zoli, e ( quel che ò il bello ed il curioso ) ritrova 
neir Assemblea tutto l' appoggio che sa desiderare ; 
si spedisce al detto Lanues lo stesso Bolatti e Gae- 
^T,n(ì Frediani, con rappresentanza cui si unisce detto 



— 42 -- 

editto ( corpo di delitto ) e si prega per la Ubera- 
zioDe di detti ex Ministri, che meritavano esser fu^ 
cilati all'Albero della Libertà. Si ottiene quanto si 
addimanda, o sia che Lannes nulla sapesse del pri- 
mo ordine e che fosse tutto opera del Ricciardi, o 
sia che fosse contento di quanto avea rubbato, e non 
volesse dare altri passi. Insomma sono stati libe- 
rati ! Addio. Salute e fratellanza. 

V. 

LIBERTÀ, REPUBBLICA, EGUAGLIANZA 

Massa. 26 Messido7\ an. 4 Repvbhlicano, 
(i4 Luglio i796). 

A. C. 

Era stato detto da Lannes Chef de Brigade, di 
cui in altre mie, che la Municipalità mandasse de- 
putati al Generale in capo Buonaparte, ed era stato 
risoluto di mandarli; essendo io stato eletto per 
uno di essi, con voti n.° 37 di 46 votanti. Ma io 
stimai bene di non andare, allegando una febbre 
con raffretidore, ma la vera febbre era la compa- 
gnia che mi si dava nelle persone de' cittadini ex 
conte Giovambattista Guerra e Vincenzo Cinelli, ca- 
naglia la più subdola e scellerata ; onde venne in 
mia ver^e eleito il citt'idino Alessandro Guerra ex 



Consigliere ; ed in questa mattina il detto triumvi- 
rato è partito per il campo francese sotto Mantova, 
ove ritrovasi detto Generale Buonaparte, che ha nome 
Napoleone, di Corsica ; e dalla Comune sono state 
date a' detti inviati n.° 500 monete da 11 paoli. 
Buon viaggio ! Staremo a vedere cosa faranno. De- 
vono pregare detto Generale per essere esentata la 
Comune dal pagamento di dette residuali L. 30,000, 
ed acciò che la Francia voglia prenderla sotto la 
valevole sua protezione. Del detto Lannes, prediletto 
del detto Generale, ne devono fare mille elogi. Pos- 
sibile far elogi di un ladro scellerato mancator di 
parola ? Eppure cosi devono oprare ; e lo faranno, av- 
vezzi come lo sono a mentire. Vili, schiavi, realisti ! 

10 per altro credo che avran paura de' cannoni 
e bombe di Mantova assediata, e non andranno al 
campo di Buonaparte ed armata francese. Si vedrà 
quello che va a seguire. 

11 Presidente della nostra Municipalità è il cittadi- 
no avvocato Pietro Agostini (19). Salute e fratellanza. 



VI. 



Massa, i4 Thcrmidor, an. 4 Repubblicano. 
( 1 Agosto 1796). 

A. C. 

Ritorniamo a Lannes. Costui nella sera del terzo 
giorno di sua dimora in questo F^alazzo, attorniato 



__ 44 — 

♦3§sendo da Scipione Belatti, da Giaco;no Felici e 
suoi fratelli, da Giovambattista Diana od altra ca- 
naglia, disse di voler dare a sue spese una superba 
€ena, con un magnifico festino ; e fece fare invito 
generale dei cittadini acciò andassero a detta cena 
e festino, come vi andarono. Chi credete voi che 
abbia pagata la spesa dell' uno e dell' altra ? Direte : 
il Lannes che fece l' invito. Ohibò ! La povera Co- 
mune è stata costretta a soccombere a detta spesa 
ed a rifondere al detto Giacomo quanto disse di 
aver speso ; quantunque detto Lannes avesse mil- 
lantato di avere sborsato cinquanta luigi d' oro (20) ! 
Salute e fratellanza. 

P. S. Alla suddetta cena fece da scalco il vilis- 
simo ex conte Pietro Ceccopieri, liberato poco pri- 
ma dalle carceri, in cui era stato posto ingiusta- 
mente, come in altra mia vi scrissi. 

vn. 

Massa, 20 Thermidor, an. 4 Repubblicano. 
(7 Agosto 1796 J, 

A. C. 

In altra mia del 26 del p. p. Messidor ( 14 Luglio ) 
vi ho predetto che i tre deputati a Buonaparte dal- 
la Municipalità non sarebbero andati da lui al cam- 
po sotto Mantova. L' ho investita^ e sono stato prò- 



~ 45 — 

feta. Si sono fermati in Livorno, ove si divertono^ 
avendovi ritrovato il detto Lannes, che non hanno 
avuto coraggio di visitare, ed essendo stati presen- 
tati al Generale Vaubois ed al Commissario Gar- 
rau (21) da Belleville Console francese (22). Vedre- 
mo cosa faranno (23) ! Addio. Salute e fratellanza. 



>>;£><£;.■»■«%= — 



N O T E 



(1) È il celebre Giovanni Lann«s, che poi Napoleone, ai 
13 maggio del 1804, nominò Maresciallo dell'Impero e Duca 
di Montebello ; e che da una palla di cannone ebbe portate 
via di netto tutte e due le gambe alla battaglia d'Essling, 
il 21 maggio del 1809, e di li a dieci giorni spirò. Figlio d'un 
mozzo di stalla, nacque a Lectoure l'il aprile 1769; ed 
esercitato per qualche anno il mestiere di tintore, si ar- 
rolò nel 1792 in un battaglione di volontari del Gers, e fece 
le sue prime armi ne' Pirenei orientali. Nel 1796 segui in 
Italia il Buonaparte, che a' 14 d' aprile a Dego lo fece co- 
lonnello sul campo di battaglia, in premio della grande bra- 
vura con cui aveva caricato gli Austriaci. Napoleone ripen- 
sando nell'esilio con mesto desiderio a questo suo compagno 
d'armi, così scriveva di lui: « Era cosa umanamente im- 
« possibile essere più valorosi di Marat e di Lannes. Ma 
« Murat non fu che intrepido soldato ; mentre lo spirito di 
< Lannes elevavasi ad eguale altezza che il suo valore, e 
« rendevalo maggiore a sé medesimo. Se egli fosse vissuto 
« negli ultimi tempi della gloria francese, l'epoca de' tradi- 
« menti e delle apostasie politiche, non avrebbe mai fallito 



— 48 — 

« all'onore e al dovere, e sarebbe stato un esempio di 
« quella lealtà che più di un guerriero facevalo per ras 
* un amico. Lannes era uno di quegli uomini, rari pur troppo 
« nel mondo, i quali sanno mutare a tempo la faccia delle 
*< cose, sia col loro ascendente sull' anima delle moltitudini, 
« sia coir autorità e colia virtù che in loro hanno voce ir- 
« resistibile. La costanza non gli sarebbe mai fallita nell' in- 
« fortunio di cui fummo vittime, e forse con lui l'infortunio 
« stesso avrebbe potuto tramutarsi in trionfo ». 

(2) Giuseppe Ricciardi, detto Mercantino, era nativo del 
Forno, piccolo villaggio della valle del Frigido, ed eserci- 
tava il mestiere di cappellaio, quando gli avvenimenti del 
1796 gli offrirono il destro di mescolarsi nella politica. Ar- 
dente giacobino, ebbe parte e non piccola a far cadere 
Massa in mano de' Francesi, e molto spadroneggiò ne' pri- 
mi giorni del reggimento democratico. Il 19 d'agosto dello 
stesso anno, chiesta e ottenuta dalla Municipalità licenza di 
spatriare, alla medesima rivolgeva questa istanza: 

LIBERTÀ REPUBBLICA EGUAGLIANZA 

Cittadini Rappresentanti la Municipalità di Massa, 

Essendo di somma premura di Giasep)pe Ricciardi espo- 
nente di non partire da questa Città per trasferirsi altrove 
senza essere munito di quei recapiti che la Patria deve 
accordare ad ogni buon cittadino che con suo permésso si 
assenta, fa rispettosa istanza a Voi, cittadini Rappresen- 
tanti, perchè vogliate accompagnarlo con vostra lettera 
officiale la quale assicuri il Generale Buonaparte e la 
Nazione Francese della sua onesta condizione, regolare 
contegno e buoni costami, a ìnunirlo in altro modo di un 
tale certificato, onde piossa non solo sfuggire qualunque 
siinistro incontro, cui talvolta è soggetto un viaggiatore 
senza i necessarii recapiti, ma aurora farlo conoscere 



-— VJ — 

presso I-Ili pau distinguerlo per qaelV uomo onesto e buon 
f-ittadlno che per tale crede di esser conoschUo nella xua 
Patria. 
Salute e rispetto, 

Giuseppe Ricciar-oi, 

Il giorno appresso, vedendo che dalla Miinicipalit^i non si 
prendeva risoluzione alcuna, tornò a scrivere : 

Cittadino Pr.-'sidente, 

Forilo, 20 agosto i7'JG, 

L' ordine pervenutomi di portarmi all'Armata a lieg* 
gio per raggiungere quelli soldati partiti di Lif;orno non 
mi è possibile prolongare la mia partenza, cotne mi cre- 
devo, a norma delle istruzioni avute ; ma la variazione 
delle cose in Toscana hanno causato questo. 

Ieri feci rappresentanza in dove ricercavo quando mi 
pare chela Municipalità possa concedermi; il fine si è che 
potrò essere impiegato nella saddetta Armata Francese ono- 
ratamente e sempre per vantaggio della Patria, Nel caso 
poi di negativa, ditemi qual motivo vi trattiene di quanto 
richiedo. 

E colla più devota stima mi dico 

Salute e fraternità. 

Gius. Pv£.:CIAP.DI. 

La Municipalità non volle rilasciargli la lettera commen- 
datizia che desiderava ; non si credeva autorizzata a poterla 
iare, o forse non amava di farla. Gli dette però un foglio 
di via, che diceva : « La Municipalità di Massa accompa- 
« gna col presente passapDrto il cittadino Giuseppe Ricciardi 
« della Villa del Forno, posta nel territorio della detta Mu- 
* nicipalità, la di cui famiglia, una delle buone della mede- 



— 50 — 

« sima Villa, è stata ugualmonle die lui stesso sempre ant- 
<i messa al turno del Consolato ; il quale passando per la 
« Toscana parte alla volta della Lombardia, onde prega gli 
« Signori Governatori, Luogotenenti e Rappresentanti de'luo- 
« ghi per li quali dovrà esso transitare, di volerlo non so- 
« lamente lasciarlo liberamente passare e ripassare senza 
« molestia o impedimento, ma di prestare lui ancora in tutte 
« le occorrenze ogni assistenza e favore ec. ». 

Fu infatti impiegato presso I' esercito francese in qualità 
di Commissario, ma poco vi rimase; e tornatosene a Massa, 
venne eletto Capo Battaglione della Guardia Nazionale. Jl d\ 
29 dicembre del 1797 scriveva al Ministro della Guerra 
della Repubblica Cisalpina: 

LIBERTÀ EGUAGLIANZA 

Al Cittadino Minis-irs-^ della Guerra 
Il Capo di Battaglione della Guardia Nazionale di Massa. 

9 Melmose, an. 6 repubblicano-. 

Marciassimo colla poca Truppa di Lima, che qui si 
ritrovavamo alla volta di Lacca per por'gere soccorso 
ad un forte partito di Democratici, che si ritrovano in 
quella Città ; Ma tutto fu scoperto, è andò a voto il Col- 
2)0, motii^o p'3r cui tutto si sapev>a, per la poca segrc" 
te zza di quelli furono aynmessi alla confidenza, quando 
ini ritrovavo JieW Arenata Francese in qualità di Coni- 
ìnissario La Segretezza era Là stiìuolo più sacro da noi 
osservato e niente si traspirava, e perciò tutto riusci- 
va ; I Commissari nostri 7ton ponno maneggiarsi per- 
chè ancora non hoAino avute esperienze e si confidano 
cun dei Forastieri, che sotto il manto di essere disgu- 
stati del Loro Governo, si informano quale sia La Loro 
idea dei Commissari . I Consigli vogliano temuti con de-^ 



— 51 —- 

rjii onesti U/ìizicdi, che quelli ancora non panno e-tsere 
ben pratici nei maneggi pulitici si istruiranno, e La Re 
pubblica sarà formata di Uomini avveduti, e la_Repub' 
blica sarà truìiquilla. 

Dimandai al Direttorio La Patente di Comandante 
della Fortezza di Massa, non ho avuto nessuno rincon- 
tro ; voi Cittadino giusto compensatore spero vi degne- 
rete, e potete assicurarvi della vita persona, e condotta, 
dalla Centrale del Departiìnento Apuano, che è Massa 
7nia Patria, ò dall' Agente Militare della Repubblica Fran- 
cese Permon, sono sicuro non vi sconsiglieranno ; Coyi- 
fido nella vostra protezione giusto La Causa, tantopiù 
che La Fortezza, e senza Comandante non viene mon- 
tata che da un Tenente me^so sino dal passato Gover- 
no, ripieno di sentimenti Aristocratici. Augurandovi ogni 
felicità, e salute. 

Giuseppe Ricciardi. 

Ebbi copia di questa lettera ( che si trova autografa 
neir Archivio di Stato in Milano, e che riporto conservan- 
done scrupolosamente l'ortografia) dalla gentilezza del mio 
venerato amico Cesare Cantù; che mi favorì anche quella 
che segue, scritta dal Ministro della Guerra al Ricciardi il 
12 Germinai anno VI repubblicano (1 aprile 1798): « Vi 
« ritorno compiegate le due lettere che mi avete rimesso 
« per provarmi i servizi da voi resi alla causa pubblica ed 
« il vostro attaccamento alla medesima. Servirono esse per- 
« rettamente al fine che vi proponeste, ed io ve ne passo le 
« mie congratulazioni ». 

(3) La Piazza detta adesso degli Aranci portò prima 
il nome di S. Pietro, perchè sorgeva sopra di essa la chiesa 
di quel santo ; la quale venne soppressa il 30 aprile del 1807, 
e si cominciò a demolire il 2 luglio di esso anno. Gli aranci 
vi furono piantati nel 1SÌ9; fatto celebrato da Odoardo 



-^ 52 — 

Miclieli-Pellogrini di Carrara cdìì' una Canzone, stampata 
hi Massa et)"" torchi de' Frediani. 

(4) Il P. Eligio Quadrella di Massa ne* suoi Ricurdi ma- 
noscritti COSI descrive questi fatti : 

« A di 30 giugno 1796, circa 1' un' ora e mezzo pomeri- 
« diana, all'improvviso, benché ad alcuni partitanti noto, ar- 
< rivarono i Francesi in numero di centocinquanta circa, e 
« tra questi vi erano da 16 in 18 di cavalleria ; i quali fu- 
« rono i primi a entrare in città e impossessarsi delle por- 
« te ; e in questo modo restò sotto il detto dominio, e get- 
« tarono a terra il Governo aristocratico. Ma questi vi fu- 
« rono chiamati, e a bella posta fu spedito a Livorno un 
« certo Giuseppe Ricciardi detto Mercantino, cappellaro deli 
« Forno; e questo in compagnia de' Commissari Francesi en- 
« trò in Massa e andiedero ad abitare nell' Arciducale Pa- 
« lazzo, il quale fu alla fine spogliato del tutto e reso uw 
« capannone >». 

(5) Da Piero Ceccopieri, morto nel' 1492, ha origine il 
ramo che si estinse con Paolo Agostino nel 1803 ( V. la 
nota n. 16); F alti-o ramo, tuttavia fiorente, al quale ap- 
parteneva il conte Pietro, di cui teniamo discorso, discende 
da un Filippo fratello del suddetto Piero. Il nostro conte 
Pietro visse dal 1742 al 1827 ; fu giureconsulto valente ; e- 
sotto i diversi Governi, che ressero Massa, ebbe sempre 
importantissimi uffici. Perfino i Giacobini, che sulle prime 
It) perseguitarono, dovettero riconoscere 1' operosità, l' inge- 
gno, r onestà intemerata di esso, e finirono col valersene. 

(6) Questo Bonini, dopo avere ammazzato un certo Fazzr 
di Resceta, ebbe una fu<3ilata sui monti di Bergiola il 31 
agosto del 1801 da un Dell'Amico, suo cognato, e dopo 
tre ore spirò, perdonando al proprio uccisore. 

(7) Ecco la Nola delle spese fatte il giorno che pian- 
tarono l'Albero delh> Libertà : 



-^ 53 



ì^er i ^'arzanf^si sonatoli. 



Cvntrahasso Jicrnardone 
Violini Guerrieri . . 

* Fazi .... 

» Grossi . . . 

> BoM agliai . . 
Violoncello Grossi . . 
Corno Fenucci . . . 

Obuè N. N 

Trasporto del Coìitrabasso 
Per le vetture .... 
Per lo spedito a Sarzana 
Per un altro spedito a Lerici 
Per due carraresi violini 
Per il vitto de' 'rKodjCsìmi 



ire genovesi 



rr>. ~- 

14. — 

14. — 

14. — 

14. - 

14, — 

14, -> 

14. - 

5. — 

29. U' 

4. — 

1. Ift 

20. — 

37. 10 



L. 



210. 12. 



Per i Massesi. 

M.» "Qiuseppe Rustiri per copie e composi- 

£Ìoni fatte per detta festa L. 30. -* 

Primo violino Parini .... » y> 2\. — 

e più per copie • > > 7. — 

Padroni » » 15. — 

Montens * . . . » >^ 12. —^ 

Contri » » 10. — 

Medici > > » 18. ■— 

Due Manecchia corni .... » » 24. — 

Menichinelli e Vene » >^ 20. — 

14 fogli r/"" carta da rnnsira . » » 1. 18 



L. 158. 18. 



— 54 — 

I.a spesa ascese in tutto a lire di Genova 369 e 10 soldi ; 
vi fu pero fatta una tara di lire 18, per cui si ridusse a 
lire 351 e 10 soldi. 

Giuseppe Rustici, Maestro di Cappella della Collegiata di 
S. Pietro di Massa, nacque a Lucca nel 1752 ; e ben cinque 
volte, tra il 1782 ed il 1805, eseguì nella città sua musiche 
di propria invenzione per la festa di S. Cecilia, e due com- 
posizioni nella solennità de' Comizi della Repubblica o Fan- 
zione delle Tasche, come pili comunemente la chiamavano, 
degli anni 1783 e 1789. Il bizzarro poeta massese Fran- 
cesco Fini così scriveva di lui a Stefano Frediani il 12 lu- 
glio del 1788, discorrendo della festa del Redentore, celebrata 
a Massa in quel!' anno : « Mi figuro che Rustici non avrà 
« voluto faticare a far di nuovo, e che sarà stata la sua 
*< musica per S. Cecilia, a riserva di alcuni salmi di getto, 
« propri dell' Uffizio del Redentore. Questa per lui favore- 
K vole occasione dovrebbe richiamarli de' protettori, e fis- 
«; sarlo sempre più in Massa, anziché forzarlo a lasciarla. 
« Stento a crederlo ». 

(8) Cesare Cantù nella sua Storia della letteratura ita- 
liana, ragionando de' poeti che fiorirono nel secolo scorso, 
dice che « Gioaccliino Salvioni di Massa improvvisando in 
« latino e in italiano lasciava dubbio se fosse un genio o 
« un matto ». E che infatti fosse un uomo stravagante e 
bizzarro lo dicono ad una voce gli scrittori della sua vita. 
Nacque in Massa da Eleonora Conturbini e da Carlo Do- 
menico Salvioni il 31 gennaio del 1736. Giovanissimo ab- 
bracciò lo stato ecclesiastico, e fece i suoi studi prima nel 
Collegio di Prato, poi a Roma in quello della Compagnia 
di Gesù, della quale vestì 1' abito nel 1752, e poi ne fu espul- 
so. Tornò a Massa, ma per breve tempo. Tenne scuola di 
belle lettere a Foiano, a Sanniiniato, a Firenze, a Lucca 
ed a Pisa. Quando era a Roma, raccontano che in abito fra- 
tesco corresse per le strade, con una grossa croce, predicando 
e tvaendosi dietro una moltitudine di ascoltatori. Era cono- 



scitore profondo della lingua latina, ed in esra improvvisava 
versi. Fervidissimo di fantasia, facile ai litigi, amante del 
lusso, avido di acquistarsi una fama brillante, seppe mala- 
mente regolare i suoi guadagni, che furono molti, con le 
spese, e spesso ebbe a trovarsi senza un soldo. Tolse anciie 
moglie, e scelse per sua compagna una tal Vittoria, dorma 
che per niun titolo gli conveniva, e che gli fu cagione di 
molte amarezze. 

Gli avvenimenti politici del 1796 gli fecero più cfte mai 
girare il cervello. La Municipalità massese finì col met- 
terlo in carcere, « ritenendolo » , come scriveva ai Cittadini 
agenti militari della Repubblica Francese nelli Stati di Ma.';' 
sa e Carrara il 9 Vendéraiaire anno S.» {30 settembre 1796) : 
« pericoloso nelle attuali circostanze, per la debolezza di 
« mente « fantasia riscaldata ». Poi deliberò « di consigliarlo 
« di portarsi fuori del territorio colla propria moglie, dopo 
« aver lui fatta una seria ammonizione di e?ser più mode- 
« rato nei suoi discorsi, con la minaccia di rigoroso casti- 
« go in caso di recidiva ». Si rifugiò pertanto a Pisa, dove 
-morì nel pubblico Ospedale sulla fine d-el 1796. liestano (li 
lui alle stampe le operette seguenti : 

Miscellanea interessante di varia letteratura, ovvero 
pros/^guimento del Giornale Fiu^entino, in cui si prende 
ad osservare, illust:i£ire ed accrescere il più bello e raro 
rhe avviene alla giornata; opera dell' Ab. Giovacchino 
Salvioni di Massa Ducale, Accademico Apatista ed Ac- 
cademico Teologo. Senza luogo di stampa e nome di stam- 
patore, 1772-1773. Tre voi. in S.» di pagg. LXXVIULXXX- 
LXXX. 

Praestantissirno viro Vincentio Lunardio, domo lucen- 
si, universae Europae plausibus excepto aeream naviga- 
tioneyn XV hccl. quintiles e patria susceptaro elegio ,auctore 
JoACHiMO Sat.vionio in Lucensi literaruni publico Insti- 
tuto eloquentine ac poescos professore. (In fine) Lucca 



MDCCLXXXVIII. Plesso Francesco Bunsignori )( cott ftp- 
provaz, ; in 8." di pagg. XXI. 

Elegia ad praestantissimam ArvAitirorum Academiam 
Carrariae auspicato erectara elusque Praesidem vigilan- 
tissimuni Arcliidiaconum Ludovicunt Comitem Bonan- 
niuin in obita Mariae Theresiae Cyho Estensis ( A pag. 
18-21 del libro : Solenni esequie fatte celebrare il di i7 
marzo 1791 nel Duomo della città di Carrara in suf- 
fragib dell' anima di Sua Altezza Serenissima Maria Te- 
resa Cyho Malaspina d' Este Duchessa di Modena e Massa 
e Principessa di Carrara ec. ec. ec. da Sua Altezza 
Reale la Serenissima figlia Maria Beatrice d' Este Ar- 
ciduchessa d'Austria, Duchessa di Massa e Carrara ec. ec. 
In Massa, per Stefano Frediani Stampator Ducale, (1791); 
in 4.0). Fu impressa pure in un foglio volante, senza nota 
d'anno, di luogo e di stampatore, col titolo: Ad regiam 
eelsitudineni Mariae Beatricis Ferdinandi Magni Austriae 
Archiducis augustae coniugis in obitu Serenissimae ma^ 
tris Mariae Theresiae Cybo Estensis elegia. 

Auspice aìnplissimo Academ,iae Obscurorum moderato- 
re Jacoho Sardinio P. L. Tauricynomachia sire car'men 
clegiacuìu in tauri pugna m curn canihus Lucae exhiben- 
dam in area S. Donati X hai. oct. MDCCXCIII. Joa- 
CHiMi Salvionii inlustriorum Italiae Academiarum sodi. 
( In fine ) Lucca, 1793. Presso Francesco Bonsignori ; in 8.<* 
di pagg. 16. 

Auspice illustrissimo D. D. Francisco Buonvisio p. l. 
tributum laudis elegiacum nobilissimo D. D. Corniti Caie- 
(ano Sanvitalio, sunimo genere Regii nato, in Italia primi 
nominis oratori, Soc. Jesu olim orna^nento, qui hoc anno 
lucanuni S. Michaelis templum aurea eloquentia conde- 
coravit, JocHiMus Salvionius et ipse olim S. Ignatii filius, 
nunc inlustriorum Italiae Ac. soc. in perenne obseqiiii 
arg. ex animo scribehat. (In fine) Lucae, MDCCXCIV. 
Typis Joseph! Hocchii)( Cum approhat.; in 8." di pagg. XII. 



A({m. Rer. Patri Josrpho Antonio Belloni. Ordinis Se- 
raphici, Lertori theologo et oratoyi praestantissimo. Luca 
Venetias redeunti, jonismos sive felice augurium. Lucae, 
MDCGXCIV. Typis Josephi Rocchii )( Superiorum permis- 
su : un ibi. volante. 

Si conservano manoscritte presso di me le opere seguenti 
del Salvioni: 

Sistema filologico italico-latitio. teorico-pratico, orato- 
fio-poetico de- tato nelle Scuole di S. Frediano (di Lucca) 
dall' ilhno sig. Giovacciuno Salvioni Pubblico Professore 
d' Eloquenza ; in 4.<* 

Carmina sacra (con alcune poesie bernesche); in 4.». 

Mi piace di qui trascrivere tre lettere inedite di Gioac- 
chino. L' originale della prima, mancante d' indirizzo, si 
trova nella Biblioteca Pubblica di Lucca. Le altre due sono 
indirizzate al fratello Girolamo, e si conservano autografe 
presso il Marchese Giuseppe Campori di Modena. 
Carissimo Padre Cesare, 

Se a caso le fosse rimessa da mio nipote -una cam- 
biale, la prego a riscuotere il danaro e custodirlo. Oh 
the grandi accoglinize che tutti mi fanno! Sono stato 
da S. A. R. ed ho a vieto un hello sbruffo di monete. 
Pranzi ogni giorno: dieci giorni in villa di un cava- 
liei e, trattato di carrozza e mensa ; la Nazione Ebrea mi 
ha voluto onorare di un pramo di trenta piatti, con V in- 
tervento dei xnù dotti della Nazione. Ho avuto finez^ze dai 
piimi Ministri ; pranzi dalle poetesse squisiti ; per me 
pubbliche Accademie e radunanze. Lisom-ma infinite sono 
le finezze che ricevo da ogni ordine di persone. Sono 
stato pregato da moltissimi a dare un giudizio sulle tre 
poetesse; l'ho dato, ^ domani 21 o 22 ne usciranno 
duemila copie stampate, quale manderò subito perchè lo 
partecipi al sig. Alessandro ed altri più benevoli. 

Il 'mio giudizio non è niente offensivo, ma affatto im- 
parziale ; ho solo in odio quella indebite iperboli'^he prò- 



— 58 — 

ffsti- a me dettf : Non si é soiititu mai cosa similt'. Non 
valgon nulla le Coriile e le Fantastici. Oh cecità! Cunvien 
prima sentire le due campcme, e poi decidere. Non si dee 
mai efiOÀtare uno con depressione dell' altro. Io certo ho 
empito Palazzo, la Segreteria di Stato, ed ogni luogo 
del mio sentimento. Più cose altra volta e sono 

Di V. R. 

Firenze 

Grandi ossequi al P. Mansi. 

Dev. Servo 
GiOAcniN'o Sai.vioni 

Carissimo f rateilo, 
Il di 20 mi presentai alla Cancelleria di Samniniafo. 
Otto erano i concorrenti. V erano precedenti impegni, 
che portavano uno in ispecie. Monsìg. Vescovo ed altii 
progettarono V esane a tutti, e che non si accettassero 
impegni per nessuno. Cosi fu stabilito. Deputati tre sa- 
cerdoti per esaminatori, preseìitarono non a voce, ma in 
carta varii quesiti, che occuparono per tre ore la m.ia 
testa, per modo eh' ehhi di bisogno d' un poco di Moscato 
per confortar il capo e lo stomaco, e potei in conseguenza 
scrivere da dodici facciate di roba. Parecchi poco priìna 
dell' esame si ritirarono ; il popolo diceva perchè v'ero 
io. Il fatto si è, che letto da tutti il respettivo esame, io 
fui r eletto in Maestro a voti pieni, nemine prorsus di- 
screpante ; e grazie a Dio coyi uno straordinario gradi- 
tnento della città. L' onorario è di 130 scudi annui, con 
di più degli incerti ; anzi con una speranza fondata che 
mi avrebbero accresciuto, e con una protesta chiara del 
sig. Gonfaloniere che io vi sarei stato quanto avessi vo- 
luto, poiché non mandavan via nissuno senza un deme- 
7'ito grande. Caro fratello, ringraziamo Iddio. Voi man- 
daste la lettera al Fattore, ma io ero già partito, an- 
dando un poco a piedi, un poco in cesta. Sarò in gra- 



— 39 — 

ilo di chiedervi questa grazia a Natale per non cornpa^ 
rive in questa città mendico. Mettete la mano al vasto, 
e viviamocene seìnpre in pace. 
Pisa, 25 novembre Si. 

Gioachino Sa^vioni 

Carissimo fratello. 
Eccovi il mio esperimento. Il plauso, grazie a Dio, è 
siato straordinario. L' addobbo, la ìnagnificema e la mu- 
sica, tutto grande. La premiazione di cento premi costa- 
va più di 50 scudi. Gre se on gli scolari, e credo che V Ac- 
cademia quest' ayino prossimo frutterà vicino a 35 o 30 
scudi il mese. Ho eretta nella mia Arcadia, sopra il Ca- 
sino de' Nobili, un'altra Accademia da farsi la sera tre 
volte il mese, ed è di i2 fanciulle di talento, altre delle 
quali recite) anno in italiano, altre in latino, altre in fran- 
cese, altre suoneranno ed altre canteranno. M' impiego 
per ogni ceto di persone. Monsignore ed i superiori sono 
contentissimi. Vi prego a mandarmi la fede della xHta, 
perchè riscuota al fin di settembre, avendo in questa oc- 
casione bisogno di danaro. Il P. Bongi di San Gaetano 
m' iìnpone di rivenirvi. 

Affmo fratello 
Gioachino Sal^ion-i 

(9) Saladino Sala,dini, Comraispario di Montignoso, il 3 
luglio 1796, scriveva alla Repubblica di Lucca : « Oggi le 
« truppe della Repubblica Francese hanno piantato a Massa 
« l'Albero della Libertà, consistente in una berretta rossa 
« in cin:ia ad un' asta tricolorata. Detta berretta era ador- 
« nata da una coccarda, parimente tricolorata, alla foggia 
« francese. Circa alla metà dell' Albero vi era un cartello 
« in cui si vedevano scritte queste parole : Cittadini i po- 
« steì'i vostri rammenteranno questa giornata ; Voi fe- 
« steggiatela con giubilo. Viva la libertà. Viva la Re- 



—, GO — 

^ pubblica. Viva la Costitusio/U. Ao(^anto a dt^tto Alb^^ro 
« vi era un'orchestra di sfriimenti, che sonavano dell'arie 
«: analoglie, ed in seguifo delle sonate di ballo, ed ognuno 
« poteva ballare. Il sig. Giovacchino Salvioni ha recitato 
« un'orazione, lodando il valore delle truppe repubblicane, e 
«< le ha rassomigliate all' antica Repubblica Romana. In ogni 
^ piccolo squarcio di questo discorso vi faceva entrare li 
K evviva la Reiìuhblica, ed insinuava al ^polo che gridasse 
■< evviva ; ma, per quello mi vien detto, vi si vedeva una 
« freddezza grande. Una volta poi è accaduto che dica 
•X viva la nostra S. Religione, ed a quel grido il popolo 
-< ha dato in uno strepito tale, che dicono inteneriva. Que- 
« sta sera vi é gran festa di ballo in Palazzo e ad ognu- 
^ no ò permesso 1' andarvi. Dopo la veglia vi sarà una gran 
« cena con invito generale. Compiute queste funzioni credo- 
« io, p<3^ quello che mi viene riferito, le truppe si diapor- 
« ranno a ripartire per Livorno ; e solo vi lasceranno un 
« piccolo presidio ed il loro Commissario Ricciardi, mas- 
« sese, quale unito alla Municipalità avrà il Governo di 
« quel Ducato di Massa e Carrara. Per capo di detta Mu- 
'^< nicipalità è stato nominato un tal conte Diana. Di con- 
<:< tribuzione hanno pagato, per quello che si dice, soli gei 
« cavalli e due para di scarpe per soldato ; ma sono poi 
« s.tati obbligati a sborsare circa sedicimila zecchini, ed 
« é stato ceduto a detta Municipalità quello che era d' at- 
« tinenza della Ducal Camera, cioè l'olio, vino, rosoli, acque- 
« vite, tabacco, sale ed altro, appartenenti a detta Camera. 
« La truppa mantiene la più esatta disciplina, e al popolo 
-« non li viene fatto il più piccolo insulto. Questa mattina. 
« un caporale di cavalleria, nell' atto che passeggiava con 
« la sciabola sfodrata per far largo, ha casualmente ferito 
« uno nel viso. Il ferito è andato a ricorrere dal Generale, 
« ed il medesimo ne ha ordinato subito F arresto, ed ha 
« pure ordinato che sia fucilato. Sono andati molti a chie- 
« thr grazia, ma fino a qui è stata negata. Si crede che 



~ CA — 

« stasera c.liiederà gi-azia tuLlu il pu{);j]o, a forse rasiera s?\l- 
« Tato ». 

( R. Archivio di Stato in Luoga. Magistrato de' Se- 
gretari; reg. iS9 }. 

(10) Il palossu o meglio jìaloscio è una specie di spada 
corta, da un solo taglio. 

(11) Questo periodo è assai imbrogliato, né riesce affer- 
T-arne pienamente il senso. Così -vien raccontato il fatto e la 
partenza delle soldatesche francesi nel n. 327 della Gazette 
Nationale ou Moniteur iiniversel di Parigi: « Les troupos 
« francaises, qui étaient icì sous le commanderaent du gé- 
« néral de brigade Lamier (sic), en sont parties pour se 
« rendre à Livourne, après avoir leve les contributions, 
*■ auxquelles le pays a été soumis, et avoir fait déposer à 
« la Municipalité les armes que chaque particulier possé- 
« dait. Elles eraportent avec elles les effets qui appartenaient 
« à notre souverain. 

«t Le lendemain de leur départ, conformément aux ordres 
« et aux instructions que le Commandant francais avait lais- 
« sés, notre Municipalité convoqua les habitans dans l'église 
« de Saint-Francois, pour procéder au choix de nouveaux 
« raagistrats. On en a nommé quarante-liuit, qui seront 
« renouvellés au bout de six mois. Nous jouissous de la 
« tranquillile si nécessaire à l'organisation d' une Constitu- 
« tion dont on va s'occuper ». 

(12) Don Giuseppe Ancesclii di Reggio nell'Emilia resse 
la Collegiata di Massa dal 2ì febbraio 1762 al 28 aprile 1779, 
in cui mori ; né dopo di lui fu rinnovata quella dignità. 
L'Abbazia rimase pertanto vacante, e venne data in am- 
ministrazione a Don Giuseppe Ambrogio Allegretti, che cessò 
di vivere il 2 dicembre del 1790. Gli succedette nell'ufficio 
di Economo il fratello Don Alessandro. Nel settembre del 
93, per comando della Duchessa, i sopravanzi delle rendite 
dell' Abbazia furono investiti fino alla somma di L. 45,000 
tt'^l Moni" Camerale, alla ragione del tre e mezzo per cento 



— 62 — 

ogni anno ; investizione che, come osserva giustamente i! 
prof. Matteoni (Guida delle chiese di Massa; pag. XLIII ), 
« era un indemaniamento ed un imprestito forzoso ad un 
« tempo ». Don Alessandro il 30 giugno del 96 aveva in cas- 
sa per nuovi sopravanzi lire massesi 17,499. 15. 10, ma bi- 
sognò che per mano di Giulio Allegretti, e col mezzo del 
Ricciardi, ai 2 di luglio desse quel danaro al Lannes, che 
con arroganza soldatesca glielo aveva chiesto. 

(13) Il Buonaparte dal suo Quartiere generale a Tortona il 
25 Prairial an. IV (13 giugno 1796 ), per mezzo del Ber- 
tliier, emanava questo ordre : « Les deux fiefs de Mulazzo 

* et Fosdinovo ayant, par 1' organe de leur seigneur, re- 
« connu la République frangaise, ces deux fiefs seront re- 
« spectés; il n' y sera frappé aucune réquisition, à moins 
« d' ordres particuliers. Défenses sont faites par le General 
« en chef de l'armée d'Italie aux diflerents employés de la 
« République francaise de donner aucune espéce d'ordre dans 
« les susdits fiefs ». Il Saliceti Commissaire du Gouverne' 
tnent près les armées des Alpes et d'Italie scriveva da Li- 
vorno le 14 Messidor, an 4 de la République franqaise (2 
luglio 1796) au citoyen Lannes chef de Brigade: « On nous 
« a exhibé, citoyen, l'ordre de contribution que vous avez fait 
« notifier à monsieur Hyacinthe Malaspina de Mulazzo, Char- 

* les Malaspina de Fosdinovo et Thomas Corsini de Tresana. 
« Les proprietaires ont déjà prète à Tortone le serment re- 
« quis en vers la République, et rempli cette soumission 
« exigée ; ils ont méme obtenu du General chef de V État- 
« major, ensuite des ordres du General en chef, un sauf- 
« conduit, et 1' ordre exprés pour qu'aucune réquisition ne 
« soit frappée sur leurs fiefs. Vous voudrez bien en con- 
« séquence suspendre à leur égard seulement Y exécution 
« des vos ordres et laisser au General en chef et nous, le soih 
« de fixer la contribution, à la quelle ils pourront étre sou- 
« mis », Vane parole ! Vennero que' Marchesi ed i sudditi loro 
^Travati d' enormi balzelli: poi ai primi fu tolta la signoria. 



— 63 — 

li secondi resa la libertà ; nia non tu lil)erti; clié tra le unghia 
de' Malaspina e quelle de' Francesi correva poco divario. Quel- 
li, benché cattivi, erano almeno italiani ; questi cattivi e fo- 
rastieri ! 

(14) Il IG agosto del 1795 Gio. Alessandro Massei scri- 
veva da Viareggio alla Repubblica Lucchese : « Proveniente 
« da Livorno è qui giunto in questa mattina un tale Sci- 
« pione Belatti massese, che volendo proseguire il camino 
« col mezzo della posta, chiese una pariglia, che gli é sta- 
« ta immantinente accordata ; ma al pagamento non ha 
« voluto sborsare che due terzi di quello che è fissato per 
« tariffa, e che da ciaschedun forastiere, inclusive francesi, 
« vien pagato senza contrasto. Il postiero si è doluto, ma 
« in maniera non piccante, e fattoli capire che la tariffa vi 
« é qui stata messa dalla Repubblica di Lucca, che comanda 
« in questa Terra: al che ha rei)licato il Belatti, che non 
« conosce questa Repubblica, ma che adesso intendeva di 
« comandare lui stesso, e che se li avesse usata la traco- 
« tanza di staccarli i cavalli, se ne sarebbe pentito ; e in 
« ciò dire, levatasi una pistola di tasca e messala in al- 
« tra tasca, che teneva nella fodra del giustacore, li ha sog- 
« giunto : adesso mi vedete solo, ma fra non molto tornerò 
« con tanta gente che farò tremare voi e tutto questo pae- 
« se. Ed a questo ha unite molte altre bestiali insolenze, 
« Non ha voluto il postiere impegnarsi più oltre, ed ha 
« piuttosto voluto sacrificare il proprio interesse, che entra- 
« re in disturbi. Ma il popolo, accorso allo strepito del 
« massese, avi-ebbe sicuramente fatto massacro del mede- 
« simo, se molte persone delle più civili, che si trovavano 
« presenti, non lo avesse trattenuto, e consigliato il po- 
« stiere a ricorrere per ottenere giustizia, come il mede- 
« simo ha fatto. Ma in questo frattempo il Belatti, solleci- 
« tando il vetturino, si è involato all'arresto, che aveva 
« già ideato di ordinare col mezzo de' soldati ». ( R Ar- 
chivio DI Stato in Lucca. Cause delegate, filza n. 101). 



— 64 — 

(15) Ga.f>pare Ccìccialuini, appartenonte a lamiglia patrizia 
massese, sotto forme assai rozze andava fornito di molta col- 
tura, e verseggiava latinamente con facilità, con proprietà 
e con eleganza. Ne' primi giorni che Massa cadde in potere 
de' Francesi, il Ricciardi gli scriveva questa curiosa lettera, 
che si conserva nell' Archivio del Comune : 

Cittadino, 

Pisa, 9 luglio 1796. 

Voi cittadino Gaspare Caccialuini vi porterete all' uf- 
fizio della Posta delle lettere, e vi farete dare la chiave 
dell' uffizio medesimo a questo cittadino Giuseppe Testoni; 
ed assistete ( sic ) in compagnia col medesimo Testoni si 
alla spedizione delle m,edesime lettere che alla consegna. 
E se conoscete vi siano dispacci, lettere che vadino e che 
vengano a persone sospette, trattenetele neW uffìzio medesi- 
mo. Regolatevi da xjatriotto. Salute e fraternità. 

Gius. Ricciardi. 

(16) Neil' Archivio Provinciale di Massa si trova la mi- 
nuta di questo editto, di pugno del Petrozzani. E del se- 
guente tenore : 

A V A' I s o 

« Nel pubblicare la partenza da questi Stati della Truppa 

-^ Francese, entrata nel giorno 30 del prossimo scorso giu- 

« gno ; nel far palese 1' abbandono da essa fatto di questi 

« Stati, senza la minima legale innovazione né in punto Ji 

« leggi, né di Magistrature, né di Governo, senza il mini- 

« mo indizio di averli occupati per conquista, meno poi di 

« continuare nella loro occupazione ; la Ducale Reggenza 

« di S. A. R. l'Arciduchessa d'Austria, Duchessa di Massa 

« e Carrara etc. , rende noto di avere essa riassunto 1' escr- 



— 65 ~ 

^< cìzio di tulle le proprie funzioni ; nell'atto stesso commet- 
« te il fave altrettanto alli Ministri Camerali, alle Giudica- 
« ture, alle Magistrature pubbliche ed economiche di qua- 
« lunque sorta, alle cariche militari e ad ogni altro che 
« possa occorrere, le quali erano in attualità all' atto della 
« venuta di detta truppa, usando della primiera autorità, 
« secondo le leggi e regolamenti allora ed ora vigenti in 
« questi Stati. 

« Certa che tutti li sudditi di S. A. R. attaccatissimi e fe- 
•< delissimi alla loro Sovrana, goderanno di questo sollecito 
<■< avvenimento, e che vorranno dare nuov* pruove della loro 
« fedeltà, passa a raccomandare a' medesimi di farsi un im- 
« pegno del mantenimento del buon ordine, tanto necessario 
« per' la pubblica quiete e tranquillità. 

« Dato in Massa, 6 luglio 1796 ». 

Paolo Agostino Ceccopieri. 
Alderaxo Testoni, 
Giuseppe Petrozzani. 

(17) Paolo Agostino CeccOpieri figlio dell' Avvocato Cec- 
copiero (che in prime nozze sposò Lucrezia Guerra ed in se- 
conde Eleonora Maggesi) nacque a Massa il 28 agosto del 
1710 ; fu Ministro di Reggenza sotto Maria Teresa Cybo e 
sotto Maria Beatrice d'Este ; e mori il 17 gennaio del 1803. La 
sorella di lui, Eleonora, si maritò con Andrea Del Medico di 
Carrara, ed in essa famiglia andò a finire ogni avere di que- 
sto ramo de' Ceccopieri. 

(18) Don Lorenzo di Pompeo Guerra nella sua giovinezza 
si ascrisse alla Religione degli Scolopi, ma dopo qualche 
anno se ne ritirò, e tornato in patria in abito d'abate, fu 
dalla Duchessa Maria Teresa eletto suo Bibliotecario ; uf- 
ficio confermatogli poi da Maria Beatrice. Ebbe anche la 
carica d' Archivista e quella di Segretario della Reggenza. 
Uomo di assai coltura, fece parif^ dell' Accademia de' Dere- 



-^ G6 — 

lini di MasPri e deir Arcadia di Roma, nella quale prese il 
nome di Alteo Larisseio. Il Luciani nelle sue Notizie suc- 
cinte della letteratura delle città di Massa e Carrara 
Gos\ scrive di lui : « Molte sue Orazioni ci ha folto udire 
« dal pergamo, e una traduzione dal francese sopra del 
« Teatro, con altri saggi della sua Musa e della sua elo- 
« quenza, cosi in iscritta come in istampa ». 

(19) L'Agostini cessò di vivere il 19 novembre del 1808. 
Venne nominato Prefetto di Massa il 7 luglio del 1806; fu 
eletto Consigliere di Stato onoraria del Principato Lucchese 
il 31 marzo del 1807. 

{20) Intorno a questo svergognato episodio spargono larga 
luce i seguenti documenti, che si conservano nell' Archivio 
Comunale di Massa. 

LIBERTÀ REPUBBLICA EGUAGLIANZA 

CittadhiL Rappresentanti la Municipalità di Massa. 

22 Novembre 1796 v. s. 

Giacomo Felici vi presenta la copia di lettera statagli 
consegnata in Milano dal Generale di Brigata Lannes, 
tradotta dal suo originale francese. 

Questa lettera, come bene osservate, lo disobriga intie- 
ramente dalle spese accadute nella festa data ; e queste spese 
ri sono di già note, e non avendone esso denaro alcuno 
ricevuto per pagarle, spetta unicamente a voi, Cittadini 
Rappresentanti, a soddisfarle. 

L' oppinione in cui eravate che dal Generale Lannes 
fosse stata sborsata in di lui mano una somma per V in- 
dicato oggetto, obbligò V esponente a cercare tutti i mezzi 
onde persuadervi dell' opposto, e voi medesimi. Cittadini, 
tentaste di averne gli schiarimenti opportuni, che mai vi 
pervennero ; ìnotivo per cui viddesi egli obbligato di pre- 



sentarvi col mezzo del cittadino lielatti le sti,e proteste, e 
che non voleste accogliere. 

Neil' inquietudine in cui trovavasi egli, occasioniate dalle 
premure gli venivaìio fatte dai diveì-si creditori di cera, 
opere ed altro occorso in detta festa, fu egli nel caso di 
tradursi per due volte a Livorno per ricercarne le do- 
vute giustificazioni, che non potè ottenere per mancanza 
dei soggetti che unicamente potevano assicurarvi della 
verità. 

Per ultimo compenso si vidde obbligato di intrapren- 
dere il viaggio di Milano, ove sapeva ritrovarsi il Ge- 
nerale suddetto ; e dal medesimo gli viene resa quella 
giustizia, che merita la di lui condotta in tale particolat'e. 

Egli dunque non solo nonha ricevuto danaro alcuno per 
soddisfare le spese della ridetta festa, ma inoltre ha speso 
del suo in detti viaggi una somtna che deve lui essere 
infusa, a intente ancora del inedesiìno General Lannes, 
ed a termini di ragione noìi meno, giacche voi stessi, o 
Cittadini, V avete obbligato a tali spese. 

Confida egli dunque nella vostra rettitudine, che pi-e- 
messo il pagamento di quanto ò occorso di spesa nelV ac- 
cennata festa, vorrete altresì prestarvi a ristorarlo delle 
spese, delle quali sarà a vostra richiesta a darvene nota 
distinta. 

Questo tratto di giustizia V animerà a rendere quel 
bene che potrà alla sua Patria, presentandosene V occa- 
sione. 

Salute e j'ispetto, 

Giacomo Fki.ici. 



— ()8 —■ 

Milano, il 19 Brumaire,ann. o.«' della Repubblica Fran- 
cese, una e indivisibile. 

Lannes Generale di Brigata alla Municipalità di Mas- 
sa-Cairara. 

10 sono informato, o Cittadini, che voi pretendete dal 
cittadino Giacomo Felici V ammontare delle spese fatte 
nel vostro Comune, che io ho pagate prima della mia 
partenza. Quest'atto di mala fede mi giova di credere 
non sia di vostro moto proprio, ma bensì un tratto di 
alcuni nemici del Governo Francese che si ritrovano nella 
vostra città, e dei quali io la purgherò tra poco, tradu- 
cendoli avanti i Tì-ibmiali. 

11 cittadino Felici yion ptuò essere ricercato del paga- 
mento delle spese occorse nella festa; al contrario voi 
dovete rindemiizzarlo di quelle spese che egli ha fatte per 
reclamare contro la vostì-a ingiustizia. 

Io spero, o Cittadini, che voi mi risparmierete il dispia- 
cere d' istruirne il Generale in Capo, il quale non lasce- 
-rebbe di punire severamente coloro che fra di voi si tro- 
vassero compromessi. 

Salate e fraternità. 

Lannes. 

(21) Pietro Anselmo Garrau era uno de" Commissari del 
Direttorio presso l'esercito d' Italia. Nato a Sainte-Foi-sur- 
Dordogne, nel Dipartimento della Gironde, il 19 febbraio del 
1762, appena ottenuta la laurea dottorale in giurisprudenza, 
scoppiò la rivoluzione ; alla quale prestò largamente il brac- 
cio e r ingegno. Fece parte dell' Assemblea Legislativa, ed 
anzi ne fu uno de' Segretari ; appartenne pure alla Con- 
venzione Nazionale, dalla quale ebbe varie missioni presso 
r esercito. 



— 69 — 

(22) Il Barone Redon de Belle ville nacque a Thouars nel 
Dipartimento delle Deux-Sèvres il 1748. Fu uno de' Segre- 
tari del Turgot. Anche Necker si valse di lui. Tiratosi ad- 
dosso r odio d' un potente, dovette nell' 83 abbandonare la 
Francia, e riparò in Toscana, dove fu preso a ben volere 
dal Granduca. Tornato 'in patria nel 1790, fu spedito in 
ambasceria dalla Repubblica a Napoli, a Venezia ed a 
Roma. Il Direttorio lo nominò Console di Livorno, dove 
rimase fino al 1797, in cui venne mandato nella stessa qua- 
lità a Genova. 

(23) Il 1.0 agosto del 1796 cosi scriveva la Municipalità 
di Massa al Vaubois Generale di Divisione e Comandante 
le soldatesche della Repubblica Francese a Livorno : 

EGUAGLIANZA LIBERTÀ 

Massa, 14 Thermidor, ami. 4.° della Repubblica Francese. 

La Municipalità di Massa vi offre, o cittadino Gene- 
rale, i più rispettosi ringraziamenti per la graziosa ac- 
coglienza fatta ai suoi Deputati Alessandro Guerra, Vin- 
cenzo Cinelli e Giovambattista Guerra, che in nome suo 
si presentarono a Voi in Livorno. 

Viene ad informarvi che, unita in corpo, nella mattina 
del 12 corrente Thermidor prestò il giuramento ^jre- 
scritto all' art. 1.° delle istruzioni del Commissario del 
Direttorio Esecutivo Garrau, in mano dei Deputati sud- 
detti ; e che, a norma dell' art. 2.° dell' istruzioni stesse, 
ricevè un eguale giurainen-o dalli due Giudici di Prima 
e Seconda Istanza, Moretti e Grossi. 

Ha poi il piacere di assicurarvi che in tutto il suo Di- 
stretto regna tutta la maggior quiete e buon ordine ; 
quale per altro si tentava sconvolgere da persone di cat- 
tivo carattere, che disseminavano massime erronee di li- 
bertà, contrarie ai savi prineipii della Costitucione Ffun- 



- 70 - 

cese, e che ad altro non tendevano che a sconvolgere e 
rovesciare la tranquillità del popolo massese. 

Tra quelli che fomentavano il disordine vi era Giusep~ 
pe Amaglioni romano, Filippo Brondi di Massa e Gio- 
vacchino Salvioni pure di Massa ; e questi, a scanso di 
ulteriori sconcerti, furono d' ordine della Municipalità ar- 
restati e posti in carcere fino dai giorni 3,7 e 9 Ther- 
midor, ed ordinata alla Curia Criminale del Commis- 
sario la formazione di rigoroso processo, per poi fargli 
condannare alle pene ordinate dalle veglianti ed appro- 
vate leggi ; benché riguardo al Salvioni, apprende la Mu- 
nicipalità che non sarà esso, per la sua demenza, da as- 
soggettarsi ad una rigorosa condanna, bastando di ri- 
tenerlo custodito e loìitano dal proìnuovere altri ulteriori 
disordini. 

Di tanto si crede in dovere la Municipalità di preve- 
nirvi, riserbandosi di aggioìmarvi di tutto il suo operato 
con copia della dettagliata relazione che sta preparando, 
da spedirsi al Commissario del Direttorio Esecutivo Gar- 
rau, ordinata nella di lui lettera delli 8 Thermidor. 

Salute e rispetto. 



FINE